Lettera dal carcere di Carmelo Cinturrino dopo l'omicidio al boschetto di Rogoredo
Carmelo Cinturrino dal carcere ha scritto di essere pentito dopo l’uccisione di Abderrahim Mansouri perché dice di essersi sentito disperato nel boschetto di Rogoredo a Milano e chiede perdono alla famiglia della vittima
Carmelo Cinturrino ha affidato a una lettera dal carcere le sue parole dopo l’uccisione di Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, a Milano. L’assistente capo della Polizia di Stato scrive di essere «pentito» per quanto accaduto.
Nella missiva, consegnata al suo avvocato Piero Porciani, il poliziotto racconta di essersi sentito senza via d’uscita e ribadisce di essersi sempre comportato da servitore dello Stato. Aggiunge che quel ragazzo, a suo dire, doveva finire in carcere e non morire.
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Cinturrino rivolge un pensiero alla famiglia di Mansouri e torna a chiedere scusa. Dice di essere triste per ciò che ha fatto e promette che pagherà per l’errore, chiedendo di essere perdonato.
Intanto, nell’indagine che ha portato al suo arresto, sono stati spostati i quattro agenti della Polizia di Stato finiti sotto inchiesta. Sono stati destinati a incarichi non operativi e trasferiti in sedi diverse rispetto al commissariato dove lavoravano.
Gli accertamenti vanno avanti su due binari, investigativo e disciplinare. In Questura, durante la visita del capo della Polizia Vittorio Pisani, è stata ribadita la volontà di andare spediti, ma restano passaggi obbligati e tempi tecnici da rispettare.
La Squadra Mobile continua a sentire testimoni, mentre nell’ambiente circolano racconti e episodi che descrivono condotte irregolari attribuite a Cinturrino. Gli inquirenti, però, cercano riscontri solidi anche perché molte voci arrivano dal mondo dello spaccio e della tossicodipendenza, spesso difficile da verificare.
Parallelamente prosegue l’istruttoria interna che potrebbe portare già nella prossima settimana al primo consiglio di disciplina. Gli uffici puntano a chiudere i passaggi preliminari in modo rigoroso, per evitare contestazioni e ricorsi sulle procedure.