Domenico Caliendo, il cuore congelato e i tentativi disperati in sala operatoria
Domenico Caliendo è morto dopo un trapianto a causa di un cuore arrivato congelato da Bolzano, e tre infermieri raccontano i tentativi falliti di recuperarlo in sala operatoria con acqua a diverse temperature.
Il cuore destinato a Domenico Caliendo era arrivato già compromesso. Quando il contenitore è stato aperto nella sala operatoria del Monaldi, l’organo appariva completamente congelato, simile a un blocco di ghiaccio. A raccontarlo sono tre infermieri presenti quel giorno, le cui dichiarazioni sono ora agli atti dell’indagine della Procura di Napoli.
Secondo le testimonianze, il personale sanitario ha provato subito a recuperare l’organo. Prima acqua fredda, poi tiepida, infine calda: una sequenza di tentativi per riportare il cuore a una condizione utilizzabile. Ma ogni sforzo si è rivelato inutile. «Era come una pietra», avrebbe riferito uno degli operatori.
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Il cuore era stato trasportato da Bolzano e, una volta arrivato, si è scoperto il grave danno. In sala operatoria si è aperta una discussione tra i medici, mentre si cercava una soluzione in tempi strettissimi. Alla fine, il cardiochirurgo Guido Oppido ha deciso di procedere comunque con il trapianto, ritenendo di non avere alternative praticabili.
L’intervento è stato eseguito il 23 dicembre scorso, ma il bambino è morto due mesi dopo. Le nuove testimonianze aggiungono dettagli su quei momenti concitati, segnati da tentativi estremi e da decisioni prese sotto pressione.
Le dichiarazioni degli infermieri sono state acquisite nell’inchiesta che punta a chiarire cosa sia accaduto durante il trasporto e la gestione del cuore donato, e se ci siano state responsabilità nelle fasi precedenti all’intervento.