Cristina Mazzotti, ergastolo per Calabrò e Latella per il sequestro e la morte della studentessa
Cristina Mazzotti fu rapita nel 1975 e morì dopo settimane di prigionia per un mix di farmaci, somministrati durante il sequestro. Dopo quasi cinquant’anni, la giustizia ha individuato i responsabili di vertice.
La sera del 30 giugno 1975, a Eupilio, in provincia di Como, la vita di Cristina Mazzotti cambia per sempre. La ragazza, 18 anni, sta tornando a casa dopo una festa per la promozione quando un gruppo armato blocca la sua auto e la rapisce. Dietro l’azione c’è la ’ndrangheta, in quello che viene ricordato come il primo sequestro di una donna organizzato dalle cosche calabresi nel Nord Italia.
Dopo il rapimento, Cristina viene portata in una villa a Castelletto sopra Ticino. Qui viene rinchiusa in una buca scavata nel terreno, uno spazio angusto e senza aria. Rimane lì per settimane, sedata con dosi pesanti di farmaci tra tranquillanti ed eccitanti. Il padre Helios paga un riscatto superiore al miliardo di lire, ma non basta a salvarla.
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La giovane muore tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre 1975, stremata dalle condizioni di detenzione e dagli effetti delle sostanze. Il corpo viene poi abbandonato in una discarica a Varallino di Galliate e ritrovato grazie alle indicazioni fornite da un complice arrestato in Svizzera.
A quasi mezzo secolo dai fatti, arriva una svolta decisiva sul piano giudiziario. La Corte d’Assise di Como ha confermato la custodia in carcere per Giuseppe Calabrò, 76 anni, condannato all’ergastolo il 4 febbraio insieme a Demetrio Latella per omicidio volontario aggravato.
Calabrò era stato fermato dalla Squadra Mobile su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano. L’ordinanza è stata firmata dal gip Giulia Marozzi, su impulso dei pm Paolo Storari, Sara Ombra Addesso e Alessandra Ammendola.
Dalle indagini emerge il profilo di un uomo considerato un “invisibile” della ’ndrangheta: figura discreta, ma con un ruolo di vertice nell’organizzazione. Secondo gli atti, avrebbe avuto una posizione superiore rispetto ad altri affiliati e una lunga carriera criminale alle spalle.
Il suo nome compare anche in inchieste più recenti, tra cui quella denominata “Doppia Curva”, legata alle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle tifoserie ultras dello stadio di San Siro.
La decisione della Corte d’Assise di Como di mantenere Calabrò in carcere arriva pochi giorni dopo la condanna. I giudici hanno ritenuto necessario confermare la misura alla luce della gravità del reato e del profilo dell’imputato, chiudendo un capitolo rimasto aperto per decenni.
Morte Cristina Mazzotti, dopo 50 anni due condanne all'ergastolo