Bimbo morto a Napoli, il richiamo degli anestesisti su cure e fiducia nel sistema sanitario
Domenico è morto a Napoli dopo un trapianto di cuore e possibili problemi durante il trasporto dell’organo. Il caso riaccende il confronto su cure intensive, scelte mediche e fiducia nel sistema sanitario pubblico.
Domenico, due anni e mezzo, è morto sabato 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli. Il piccolo era stato sottoposto a un trapianto di cuore a fine dicembre. Secondo quanto emerso finora, l’organo impiantato avrebbe subito un grave deterioramento, probabilmente durante il trasporto.
Il Comitato etico della Siaarti interviene dopo il forte impatto della vicenda, esprimendo vicinanza alla famiglia e riconoscendo il lavoro dei medici e degli infermieri che hanno seguito il bambino. Gli specialisti chiedono di accertare eventuali responsabilità senza mettere in discussione l’impegno del personale sanitario.
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Nel documento vengono affrontati tre nodi: l’uso dell’Ecmo, il ruolo delle cure palliative e il funzionamento del Servizio sanitario nazionale con la rete trapianti. L’Ecmo è una tecnica che sostituisce temporaneamente cuore e polmoni nei casi più gravi, permettendo di guadagnare tempo in attesa di miglioramenti o di un trapianto.
Gli esperti ricordano che ogni trattamento deve rispettare il criterio di proporzionalità. Quando una terapia non offre più benefici concreti o diventa troppo gravosa, può essere sospesa. Questa scelta, spiegano, è prevista sia dalla legge sia dalle regole deontologiche della professione medica.
Interrompere un supporto vitale non significa smettere di curare. Le cure proseguono con obiettivi diversi, orientati a ridurre dolore e sofferenza. In questi casi si parla di rimodulazione degli interventi, non di abbandono del paziente.
Il Comitato sottolinea anche il peso delle cure palliative, che devono accompagnare ogni fase dell’assistenza, anche durante le terapie intensive. Il controllo del dolore e il supporto alla famiglia fanno parte del percorso fin dall’inizio, non solo negli ultimi momenti.
La morte del piccolo riporta infine l’attenzione sul valore del sistema sanitario pubblico. Secondo la Siaarti, solo una rete nazionale organizzata può seguire a lungo pazienti così complessi e garantire l’accesso alle cure più avanzate.
Per questo, pur in presenza di possibili errori ancora da chiarire, gli specialisti invitano a non incrinare la fiducia nel Servizio sanitario nazionale e nel sistema dei trapianti, basato sulla disponibilità dei donatori e delle loro famiglie.