Milano, Deliveroo sotto controllo giudiziario per sfruttamento dei rider
Deliveroo finisce sotto controllo giudiziario a Milano per presunto sfruttamento dei rider tramite algoritmo. La Procura parla di compensi sotto i 4 euro l’ora e redditi inferiori alla soglia di povertà per gran parte dei ciclofattorini.
La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italia srl, a un mese di distanza da un provvedimento analogo che aveva coinvolto Foodinho-Glovo. Secondo i magistrati, l’azienda avrebbe applicato un sistema organizzativo capace di comprimere diritti e compensi di migliaia di ciclofattorini.
Deliveroo, che in Italia conta circa 20.000 rider – 3.000 solo a Milano – e un fatturato stimato in 240 milioni di euro, sarebbe responsabile di retribuzioni giudicate non adeguate alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. Le indagini parlano di compensi inferiori ai 4 euro l’ora, ritenuti incompatibili con quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione e con i parametri fissati dalla contrattazione collettiva.
Leggi anche: Glovo Foodinho sotto controllo giudiziario a Milano: accuse di caporalato sui rider La Procura di Milano ha disposto un controllo giudiziario urgente su Foodinho, società di Glovo, per ipotesi di caporalato.
Al centro dell’inchiesta c’è il funzionamento dell’algoritmo che governa la piattaforma. Per il pm Paolo Storari e per i carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro, la società non si limiterebbe a mettere in contatto ristoranti e clienti, ma dirigerebbe di fatto l’attività dei rider. La piattaforma stabilisce turni e priorità, traccia gli spostamenti con la geolocalizzazione, misura disponibilità e puntualità e collega questi dati al compenso.
In questo schema, sostengono gli inquirenti, il ciclofattorino non gestisce davvero in autonomia il proprio lavoro. La fase della consegna segue passaggi standardizzati, monitorati e valutati in tempo reale. L’assegnazione degli ordini e la continuità delle occasioni di guadagno dipendono da indicatori reputazionali e performance digitali.
Le testimonianze raccolte su un campione di quaranta rider hanno rafforzato il quadro. Molti dichiarano di lavorare per un numero di ore superiore al normale orario settimanale, ma di ottenere un reddito netto annuo inferiore alla soglia di povertà calcolata sui principali indicatori nazionali. In base ai calcoli della Procura, 30 rider su 40 – l’80% – risultano sotto soglia, con uno scarto medio di 7.600 euro l’anno e punte che arrivano a 15.300 euro.
Il divario emerge anche confrontando i compensi con quelli previsti dal Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione. In questo caso, 35 lavoratori su 37 analizzati – il 94% – percepirebbero importi inferiori ai minimi contrattuali.
Il controllo giudiziario prevede la nomina di un amministratore che affianca i vertici aziendali senza sostituirli. Il provvedimento, che dovrà essere convalidato dal gip, affida l’incarico a Massimiliano Poppi. L’obiettivo è rimuovere le criticità contestate, regolarizzare le posizioni dei lavoratori e modificare l’organizzazione interna per evitare nuovi episodi di sfruttamento.
Sono indagati per caporalato sia la società Deliveroo sia l’amministratore. L’intervento della magistratura punta a garantire la prosecuzione dell’attività economica, ma con regole diverse nella gestione dei rider.