Matteo Falcinelli denuncia violenze a Miami e porta in tribunale la polizia Usa
Matteo Falcinelli denuncia violenze subite a Miami dopo l’arresto e avvia due cause contro la polizia Usa. Il 25enne di Spoleto racconta di essere stato picchiato e immobilizzato mentre cercava di recuperare i suoi telefoni.
Matteo Falcinelli, 25 anni, originario di Spoleto, ha deciso di portare davanti ai giudici statunitensi quanto accaduto a Miami Beach il 25 febbraio 2024, quando fu arrestato e, secondo il suo racconto, aggredito dagli agenti. Due le cause avviate, con l’obiettivo di ottenere un risarcimento e fare luce su quanto successo.
L’azione legale è seguita negli Stati Uniti da un team di avvocati guidato da Filippo Marchino, insieme a David Gammill e Christopher Lomax, mentre in Italia Falcinelli è assistito da Francesco Maresca. I legali parlano di condotte violente e di problemi interni ai meccanismi di controllo del dipartimento di polizia locale.

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Il primo procedimento è stato depositato presso il tribunale della contea di Miami-Dade. Qui si sostiene che due agenti del North Miami Beach Police Department, fuori servizio e impiegati come addetti alla sicurezza in un locale, abbiano reagito in modo sproporzionato a una discussione legata agli effetti personali del ragazzo. Secondo la ricostruzione, Falcinelli stava cercando di recuperare i propri telefoni quando sarebbe stato colpito, riportando lesioni.
La seconda causa, presentata in sede federale, riguarda invece quanto accaduto dopo l’arresto. I legali sostengono che, una volta portato in cella, il giovane sarebbe stato sottoposto a un uso estremo della forza, compresa l’immobilizzazione con la tecnica dell’incaprettamento, nonostante fosse già ammanettato.
Nell’atto federale viene chiamata in causa anche la città di North Miami Beach, ritenuta responsabile non solo per il comportamento degli agenti, ma anche per eventuali carenze nelle procedure e nei controlli disciplinari che avrebbero permesso simili episodi.
«Non si tratta solo di una notte finita male», ha spiegato Marchino, sottolineando come il caso sollevi interrogativi su pratiche e abitudini interne. Lo stesso legale ha però precisato che l’iniziativa non vuole mettere sotto accusa l’intero corpo di polizia, riconoscendo il lavoro svolto quotidianamente da molti agenti.