Omicidio Rogoredo, Cinturrino ammette errori e colleghi lo accusano

Carmelo Cinturrino ha sparato per paura durante un intervento a Rogoredo e poi ha alterato la scena del delitto. Il poliziotto lo ha ammesso davanti al giudice, chiedendo scusa e parlando di un gesto nato dal timore.

Carmelo Cinturrino
Omicidio Rogoredo, Cinturrino ammette errori e colleghi lo accusano

Carmelo Cinturrino, assistente capo arrestato per l’omicidio del 28enne Abderrahim Mansouri, ha riconosciuto davanti al giudice di aver commesso gravi errori. Ha raccontato di aver sparato perché spaventato e di aver poi cercato di rimediare, alterando la scena. Durante l’interrogatorio nel carcere di San Vittore ha chiesto scusa, ammettendo le proprie responsabilità.

Il poliziotto ha parlato per circa due ore, assistito dal legale, sostenendo però di non aver mai preso denaro dagli spacciatori. Le accuse di estorsione, secondo la difesa, sarebbero infondate. Anche la compagna respinge ogni addebito, definendo quelle ricostruzioni inventate.

Leggi anche: Omicidio a Rogoredo, l'agente Cinturrino ammette l'errore e chiede scusa Carmelo Cinturrino ha ucciso il pusher Abderrahim Mansouri per paura, poi ha ammesso l’errore e chiesto scusa.

Diversa la versione fornita dai colleghi presenti quella sera, ora indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Hanno descritto Cinturrino come un uomo violento, pronto a pretendere soldi da chi frequentava la zona di spaccio. Raccontano episodi di aggressioni e comportamenti fuori controllo.

Secondo gli inquirenti, dopo lo sparo l’agente avrebbe chiesto a un collega di recuperare una borsa con dentro una pistola finta, poi posizionata accanto al corpo della vittima. Le tracce genetiche trovate sull’arma confermerebbero questa ricostruzione. Restano dubbi sui tempi dell’allarme e sul ruolo degli altri agenti.

Cinturrino continua a sostenere di non aver voluto uccidere. Dice di aver sparato da lontano, nel buio, convinto che Mansouri fosse armato. Ma le indagini delineano una scena diversa, con un solo colpo partito da circa 30 metri che si è rivelato fatale.

Il giudice dovrà decidere a breve sulla convalida del fermo e sulla custodia in carcere. Intanto proseguono gli accertamenti anche sul comportamento degli altri poliziotti e su eventuali episodi precedenti legati all’agente.

La compagna dell’assistente capo contesta le accuse e si chiede perché certe testimonianze emergano solo ora. Sostiene di aver sempre visto in lui un poliziotto disponibile, spesso contattato dai colleghi anche fuori servizio per consigli operativi.