Hilary Duff ricorda Robert Carradine, il papà di Lizzie McGuire

Hilary Duff ricorda Robert Carradine morto a 71 anni dopo anni di malattia mentale e racconta il legame nato sul set di Lizzie McGuire, dove lui interpretava suo padre. Un rapporto che andava oltre la recitazione.

Hilary Duff
Hilary Duff ricorda Robert Carradine, il papà di Lizzie McGuire

La morte di Robert Carradine ha colpito anche la famiglia televisiva di Lizzie McGuire, la serie Disney che ha segnato un’intera generazione. L’attore, scomparso a 71 anni, aveva dato volto a Sam McGuire per 65 episodi, diventando un punto di riferimento per il cast e per il pubblico.

Tra i messaggi più sentiti c’è quello di Hilary Duff, protagonista dello show. Sui social ha ricordato l’attore come una presenza fondamentale negli anni in cui muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo, descrivendolo come una figura paterna anche lontano dalle telecamere.

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«Era la persona più gentile e paziente che potessi avere accanto in quel periodo», ha scritto Duff, ripensando alle lunghe giornate sul set. Ha parlato del suo modo di lavorare, dell’ironia e della capacità di restare sempre disponibile, anche nei momenti più intensi delle riprese.

L’attrice ha sottolineato quanto Carradine le abbia trasmesso, non solo dal punto di vista professionale ma anche umano, ricordando il suo approccio semplice e diretto al mestiere. «Resterai sempre il mio papà televisivo», ha aggiunto nel messaggio.

Anche Jake Thomas, che interpretava il fratello minore Matt, ha condiviso vecchie foto dal set, raccontando un uomo eccentrico e sempre pronto a scherzare. Parole simili da Hallie Todd, nella serie sua moglie, che lo ha definito un collega affidabile e un amico sincero.

Dietro le quinte, Carradine aveva costruito rapporti solidi con i più giovani attori, senza mai far pesare la sua lunga carriera iniziata accanto a grandi nomi del cinema. Sul set manteneva lo stesso impegno e la stessa attenzione, indipendentemente dal progetto.

La famiglia ha parlato apertamente della sua lunga convivenza con il disturbo bipolare, una scelta che molti colleghi hanno apprezzato. Chi ha lavorato con lui ha ricordato una persona luminosa e presente, rendendo ancora più difficile accettare la sofferenza che ha affrontato lontano dai riflettori.