Omicidio a Rogoredo, l'agente Cinturrino ammette l'errore e chiede scusa
Carmelo Cinturrino ha ucciso il pusher Abderrahim Mansouri per paura, poi ha ammesso l’errore e chiesto scusa. L’agente, fermato a Milano, parla di pentimento mentre emergono accuse pesanti da parte dei colleghi.
L’assistente capo della Polizia Carmelo Cinturrino, fermato per l’uccisione di Abderrahim Mansouri nel bosco di Rogoredo a Milano, ha espresso rimorso attraverso il suo legale. «Avrei dovuto far rispettare la legge, invece ho sbagliato», ha detto, chiedendo scusa anche agli altri agenti per aver tradito la fiducia legata alla divisa.
Secondo l’avvocato Piero Porciani, il poliziotto è «profondamente scosso» per quanto accaduto. Insieme alla madre si sarebbe recato in chiesa a pregare, rivolgendo un pensiero anche alla vittima. Il difensore sostiene che l’uomo abbia sparato per paura, ma riconosce che ciò che è successo dopo rappresenta un errore. Ha inoltre escluso che Cinturrino abbia mai ricevuto denaro illecito.
Leggi anche: Carmelo Cinturrino arrestato per l'omicidio di Mansouri a Rogoredo Carmelo Cinturrino è stato fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri perché la vittima non era armata.
Sul ritrovamento dell’arma nello zaino, Porciani ha spiegato che la pistola era lì già da tempo e che il collega incaricato di portarlo in commissariato non poteva ignorarlo. Quanto alle parole del capo della Polizia, Vittorio Pisani, il legale ha detto di condividere un eventuale allontanamento dal corpo, ma ha distinto tra chi commette reati e chi sbaglia e deve risponderne.
Nel frattempo, dall’inchiesta emergono dichiarazioni pesanti di altri agenti coinvolti per favoreggiamento e omissione di soccorso. Uno di loro ha raccontato che Cinturrino pretendeva droga e denaro da spacciatori e tossicodipendenti. Lo ha descritto come una persona aggressiva, riferendo anche episodi di violenza contro un uomo disabile che frequentava l’area.
Secondo lo stesso collega, il poliziotto voleva arrivare a Mansouri, conosciuto come Zack. Dopo gli spari, avrebbe inviato messaggi per far credere che il 28enne fosse ancora vivo. In realtà, chi ha ricevuto quei messaggi aveva già visto il corpo a terra.
La compagna dell’agente, Valeria, ha dichiarato di voler attendere gli sviluppi dell’indagine. «Se ha sbagliato, pagherà», ha detto, spiegando di essere amareggiata per le perquisizioni subite ma consapevole che gli investigatori stessero svolgendo il loro lavoro.