Ucraina, quattro anni di guerra tra stragi, stallo militare e negoziati falliti

Quattro anni dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina continua per lo scontro tra Mosca e Kiev e il mancato accordo sulla sovranità. Il bilancio parla di milioni di soldati fuori combattimento e migliaia di civili uccisi.

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Ucraina, quattro anni di guerra tra stragi, stallo militare e negoziati falliti

Il conflitto in Ucraina ha superato i quattro anni senza trovare una via d’uscita. Dall’inizio dell’invasione russa, il 24 febbraio 2022, il fronte si è trasformato in una lunga guerra di logoramento. Secondo le stime del Center for Strategic International Studies, circa 1,8 milioni di soldati risultano fuori combattimento, mentre le Nazioni Unite contano oltre 14.000 civili morti.

Le prime fasi del conflitto hanno lasciato immagini destinate a segnare la memoria collettiva. A Bucha, all’inizio di aprile 2022, vennero alla luce prove di esecuzioni e torture che provocarono una reazione internazionale immediata. Nello stesso periodo, la caduta di Mariupol consolidò il corridoio terrestre tra Russia e Crimea.

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Nel corso del 2022, Kiev riuscì comunque a ribaltare alcune dinamiche sul campo. Le controffensive nel Donbass e la riconquista di Kherson dimostrarono che le forze ucraine potevano recuperare terreno, nonostante Mosca avesse annunciato l’annessione di diverse regioni occupate.

Il 2023 fu segnato anche da tensioni interne alla Russia. La marcia verso Mosca guidata da Yevgeny Prigozhin, capo del gruppo Wagner, rappresentò una sfida diretta al Cremlino. L’episodio si chiuse pochi mesi dopo con la morte del leader in un incidente aereo, lasciando spazio a nuove incertezze.

Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky cercava sostegno internazionale, presentando un piano di pace a diversi Paesi. Tuttavia, sul terreno continuavano a prevalere le operazioni militari, sostenute dagli aiuti occidentali e dalla crescente intensità degli scontri.

Il 2024 ha segnato un salto di scala nel conflitto. Grazie ai finanziamenti europei e statunitensi, Kiev ha potuto colpire più in profondità. L’incursione nella regione russa di Kursk ha portato la guerra oltre il confine, provocando una risposta dura da parte di Mosca contro le infrastrutture energetiche ucraine.

Questi attacchi hanno avuto effetti pesanti sulla popolazione civile. Intere città sono rimaste senza elettricità e riscaldamento durante l’inverno, mentre la pressione sul governo ucraino è aumentata anche sul piano interno.

Nel 2025, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la strategia diplomatica degli Stati Uniti è cambiata. I contatti diretti con Vladimir Putin e i vertici internazionali hanno portato a un nuovo piano di pace, articolato in venti punti, diventato il principale riferimento nei negoziati.

Non sono mancati momenti di tensione, anche pubblici, tra Washington e Kiev. Nel frattempo, la Russia ha continuato ad avanzare in alcune aree del Donetsk, accompagnando le operazioni militari con bombardamenti che hanno colpito anche civili.

All’inizio del 2026 la linea del fronte appare sostanzialmente immobile. I colloqui tra delegazioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina, svolti tra Abu Dhabi e Ginevra, non hanno prodotto risultati concreti. Il nodo centrale resta quello della sovranità territoriale, su cui nessuna delle parti sembra disposta a cedere.

Il risultato è uno stallo prolungato, con ripercussioni anche sull’Europa. Sul campo si continua a combattere, mentre nelle città ucraine la popolazione affronta blackout e difficoltà quotidiane, in attesa di una soluzione che ancora non si intravede.