Morte di Domenico Caliendo, indagini sulle chat e tensione al Monaldi

Domenico Caliendo è morto dopo un trapianto di cuore fallito per un possibile errore nel trasporto dell’organo. Gli investigatori ora analizzano le chat tra i medici, mentre all’ospedale Monaldi cresce la tensione tra minacce e disdette.

Domenico Caliendo
Morte di Domenico Caliendo, indagini sulle chat e tensione al Monaldi

La morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta dopo un trapianto di cuore non riuscito lo scorso 23 dicembre, è al centro di un’indagine che punta a ricostruire ogni fase dell’intervento. Gli inquirenti stanno esaminando i telefoni dei medici coinvolti per chiarire cosa sia accaduto nelle ore precedenti all’operazione.

Sono sette i professionisti iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo. Tra questi il primario della cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido, l’anestesista Francesca Blasi e le cardiochirurghe Mariangela Addonizio ed Emma Bergonzoni. Coinvolti anche Gabriella Farina e Vincenzo Pagano, presenti durante l’espianto del cuore a Bolzano.

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Al centro dell’inchiesta c’è la gestione dell’organo prima del trapianto. Il cuore, arrivato dall’Alto Adige, avrebbe subito danni gravi durante il trasporto. Secondo quanto ricostruito, il contenitore utilizzato non era tra i più avanzati previsti dalle linee guida e la situazione sarebbe peggiorata quando è stato aggiunto ghiaccio secco per compensare una quantità insufficiente di ghiaccio tradizionale.

Proprio quel passaggio potrebbe aver compromesso la funzionalità del cuore, danneggiato dal contatto con il ghiaccio secco. I magistrati vogliono capire se i medici fossero consapevoli delle condizioni dell’organo prima di iniziare l’intervento. Oppido ha spiegato di aver agito senza alternative per tentare di salvare il bambino.

Nel frattempo, l’ospedale Monaldi vive giorni difficili. Sui social si sono moltiplicati insulti e minacce rivolti al personale sanitario, con messaggi violenti che hanno spinto la direzione a chiudere i commenti e rafforzare la sicurezza all’interno della struttura.

Le conseguenze si vedono anche nell’attività quotidiana. Numerosi pazienti hanno annullato interventi programmati, non solo in cardiochirurgia. La fiducia verso l’ospedale è in calo e nei reparti cresce la preoccupazione tra i familiari dei ricoverati.

Medici e infermieri lavorano in un clima pesante, segnato da stress e paura. Per sostenere il personale sono state attivate sette psicologhe, mentre tra i corridoi si respira un senso di allarme costante. Alcuni operatori raccontano di sentirsi esposti anche fuori dall’ospedale.

L’accertamento delle responsabilità passa ora dalle analisi tecniche e dai messaggi scambiati tra i professionisti. Intanto la vicenda ha incrinato il rapporto tra cittadini e struttura sanitaria, mettendo sotto pressione uno dei principali centri ospedalieri della città.