Morte di Domenico dopo il trapianto, nuovi indagati e accuse più gravi

Domenico è morto dopo un trapianto di cuore al Monaldi e la famiglia accusa gravi omissioni nella gestione dell’intervento. L’avvocato sostiene che l’operazione poteva essere rimandata e punta il dito su documenti incompleti.

Domenico
Morte di Domenico dopo il trapianto, nuovi indagati e accuse più gravi

L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, deceduto sabato scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore, registra nuovi sviluppi. Gli indagati salgono a sette con l’inserimento di una dirigente medica. La Procura procede per omicidio colposo, ma la famiglia chiede una svolta più netta.

L’avvocato Francesco Petruzzi ha infatti sollecitato la modifica dell’accusa in omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo il legale, il bambino non si trovava in condizioni disperate tali da rendere urgente l’intervento: attendeva un organo da due anni e, a suo dire, avrebbe potuto continuare ad aspettare.

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Accanto a lui, la madre Patrizia Mercolino segue passo dopo passo l’evoluzione delle indagini. Ha scelto di non esporsi con accuse dirette, ma chiede chiarezza. Vuole capire cosa è successo davvero nelle ore decisive dell’operazione.

Uno dei punti centrali riguarda la cartella clinica. L’avvocato sostiene che nei documenti non compaia alcuna autorizzazione esplicita all’utilizzo del cuore trapiantato. Un’assenza che, secondo la difesa della famiglia, apre interrogativi sulla gestione delle verifiche prima dell’intervento.

La Procura ha inoltre avviato un incidente probatorio. La perizia non sarà più affidata solo agli inquirenti ma verrà disposta dal giudice per le indagini preliminari, con la partecipazione di tutte le parti. Questo passaggio dovrebbe dare maggiore peso agli accertamenti tecnici durante il processo.

Tra i documenti inizialmente mancanti c’era anche il diario di perfusione, fondamentale per ricostruire le fasi della circolazione extracorporea durante il trapianto. Da quel registro, spiegano i legali, si può individuare con precisione il momento dell’espianto del cuore.

Al centro delle contestazioni c’è anche la gestione delle informazioni alla famiglia. Nella cartella sarebbe riportato il riferimento a un “cuore ghiacciato”, elemento che, secondo il legale, non sarebbe stato comunicato alla madre. Da qui l’ipotesi di un tentativo di occultamento da parte di chi è oggi sotto indagine.

Petruzzi parla apertamente di insabbiamento anche in relazione ad alcuni suggerimenti ricevuti: alla famiglia sarebbe stato consigliato di non parlare con i media, soprattutto riguardo al parere negativo espresso dall’ospedale Bambin Gesù su un nuovo trapianto.

Secondo la ricostruzione della difesa, alla madre sarebbe stato chiesto silenzio mentre erano in corso verifiche interne. Una scelta che il legale contesta, ritenendo che nulla potesse giustificare la mancata comunicazione di informazioni così rilevanti.

Intanto il dolore resta fortissimo. La madre preferisce non commentare pubblicamente l’operato dei medici, limitandosi a osservare che quanto emerso finora è già sotto gli occhi di tutti. La sua priorità è ottenere risposte.

Fuori dall’ospedale, intanto, si è formato un lungo tappeto di pupazzi. Un gesto spontaneo che ha coinvolto tutta la città. Domenico, dice la madre, è diventato simbolicamente il figlio di molti.

Dalla tragedia è nata anche la Fondazione Domenico Caliendo, istituita davanti a un notaio. L’obiettivo è promuovere la sicurezza sanitaria e diffondere la cultura della donazione degli organi, partendo proprio da quanto accaduto al bambino.