Russia tra guerra e economia sotto pressione dopo quattro anni di conflitto

Dopo quattro anni di guerra in Ucraina, la Russia regge ma paga un prezzo economico crescente. Sanzioni e spesa militare spingono inflazione e squilibri, mentre il sistema resta in piedi sacrificando il futuro produttivo del Paese.

Ucraina
Russia tra guerra e economia sotto pressione dopo quattro anni di conflitto

A quattro anni dall’invasione dell’Ucraina, la Russia continua a sostenere il peso del conflitto senza aver subito il tracollo previsto da molti osservatori. La tenuta c’è, ma è fragile. Le sanzioni occidentali hanno ridotto le entrate da gas e petrolio, mentre lo sforzo militare assorbe una quota sempre più ampia delle risorse disponibili.

Guardare solo al Pil non basta per capire la situazione reale. La crescita esiste, ma è alimentata quasi esclusivamente dalla produzione legata alla guerra. Armi, equipaggiamenti e stipendi militari tengono in piedi i numeri, mentre il resto dell’economia arretra o resta fermo.

Leggi anche: Russia - la 'normalizzazione' dell'economia di guerra: il Fmi torna a Mosca

Il mercato interno mostra segni evidenti di indebolimento. I prezzi continuano a salire e il potere d’acquisto cala. Chi dispone di risparmi o rendite riesce a mantenere uno stile di vita stabile, ma chi vive di salario fatica sempre di più a coprire le spese quotidiane.

Il sistema finanziario si muove su un equilibrio instabile. La banca centrale ha mantenuto tassi elevati per contenere l’inflazione e difendere il rublo, ma il costo del denaro rischia di frenare il credito e mettere in difficoltà imprese e consumi. Il recente taglio dei tassi segnala la difficoltà di tenere insieme stabilità monetaria e crescita.

A pesare è anche la mobilitazione continua di uomini per il fronte. Meno lavoratori disponibili significa meno produzione civile e salari che salgono in modo disordinato, alimentando ulteriormente l’aumento dei prezzi. Un circolo che si autoalimenta e rende più complesso ogni intervento correttivo.

Secondo diverse analisi, la Russia si trova in una condizione di equilibrio precario, una sorta di economia di guerra permanente. Fermare il conflitto significherebbe ridurre drasticamente la spinta alla crescita, ma continuarlo consuma progressivamente le basi produttive del Paese.

Il risultato è una struttura economica che resta in piedi ma si logora nel tempo, con margini sempre più ridotti per tornare a un modello civile e sostenibile.