Noemi Durini, proposta di legge della madre contro i permessi premio ai colpevoli di femminicidio
Imma Rizzo presenta a Roma una proposta di legge dopo l’omicidio della figlia Noemi Durini, uccisa nel 2017 dal fidanzato. La madre chiede lo stop ai permessi premio per chi si macchia di femminicidio.
Imma Rizzo ha depositato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare che porta il nome della figlia Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa nel 2017 dal fidanzato e sepolta ancora viva. L’obiettivo è chiaro: eliminare i permessi premio per chi si rende responsabile di femminicidio.
L’iniziativa è stata presentata lunedì 23 febbraio a Roma ed è sostenuta da dieci promotori, tra cui l’avvocato Valentina Presicce. Parte ora la raccolta delle 50mila firme necessarie per portare la proposta in Parlamento.
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Alla base del progetto c’è la distanza, ritenuta inaccettabile, tra la pena inflitta ai colpevoli e il dolore permanente dei familiari delle vittime. Rizzo racconta una sofferenza che non si esaurisce: chi resta, dice, sconta una condanna senza fine, mentre chi ha ucciso può accedere a benefici.
Il caso che ha acceso la protesta riguarda Lucio Marzo, autore dell’omicidio, condannato in via definitiva a 18 anni e 8 mesi. All’epoca dei fatti era minorenne. Secondo la madre di Noemi, l’uomo ha ottenuto permessi premio già pochi anni dopo il delitto.
Durante queste uscite, Rizzo denuncia episodi che giudica gravi. Nel 2023, ad esempio, sarebbe stato fermato mentre guidava in stato di ebbrezza. Altri permessi sarebbero stati concessi nonostante test positivi ai cannabinoidi o per motivi considerati poco giustificabili, come assistere a partite di calcio o frequentare una ragazza.
Tra le situazioni contestate anche un permesso per recarsi a votare, nonostante l’interdizione dai pubblici uffici. Una serie di decisioni che, secondo la famiglia, non tengono conto della gravità del reato commesso.
Al momento del deposito, i promotori hanno voluto ricordare Noemi anche simbolicamente, allegando una sua immagine alla proposta. Un gesto che, spiegano, rappresenta una promessa mantenuta.
L’appello è rivolto ai cittadini: firmare per sostenere una modifica della legge che, nelle intenzioni dei promotori, impedisca a chi ha commesso delitti così gravi di accedere a benefici durante la detenzione.