El Mencho ucciso in Messico, la fine del boss del cartello Jalisco Nueva Generación
Nemesio Oseguera Cervantes è morto in un blitz militare a Tapalpa dopo anni di latitanza tra le montagne. Il boss del cartello Jalisco Nueva Generación era ricercato da Messico e Usa, con una taglia da 15 milioni di dollari.
Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come El Mencho, è stato ucciso durante un’operazione delle forze armate a Tapalpa. Era considerato il narcotrafficante più ricercato tra Messico e Stati Uniti, con una ricompensa milionaria per la sua cattura. La sua morte chiude la parabola del fondatore del cartello Jalisco Nueva Generación, una delle organizzazioni criminali più violente degli ultimi anni.
Prima di diventare un boss, Oseguera aveva lavorato come poliziotto e aveva scontato un periodo di detenzione in California. Le sue origini sono segnate da una povertà estrema: da giovane raccoglieva avocado nelle campagne dello Jalisco. Da lì ha costruito un impero criminale sfruttando traffici di droga e carburante, imponendosi con una strategia aggressiva e un controllo capillare del territorio.
Leggi anche: Messico nel caos dopo la morte di El Mencho, decine di morti e attacchi in tutto il Paese Nemesio Oseguera è morto durante un’operazione a Tapalpa dopo un arresto e il successivo trasferimento, scatenando violenze in tutto il Messico.
Il cartello da lui guidato non si limitava al narcotraffico. Era organizzato come una struttura paramilitare, con uomini addestrati e armati anche con lanciarazzi. Questa rete gli ha permesso di restare nascosto per anni, protetto da una cerchia fedele e da comunità locali che ricevevano aiuti in cambio di protezione e silenzio.
Il blitz che ha portato alla sua morte è stato coordinato con le autorità statunitensi. Durante l’operazione, i militari messicani sono stati attaccati e hanno risposto al fuoco. Diversi membri del cartello sono stati uccisi sul posto, mentre altri, tra cui lo stesso Oseguera, sono morti dopo essere stati feriti gravemente e trasportati verso Città del Messico.
La notizia ha avuto eco anche negli Stati Uniti, dove il vice segretario di Stato ha parlato di un risultato rilevante nella lotta al narcotraffico. Ma sul terreno la situazione è rapidamente degenerata. Dopo la morte del leader, il Paese è stato scosso da una nuova ondata di violenze legate al cartello.
Il bilancio provvisorio conta almeno 26 morti. Tra le vittime c’è anche una donna incinta. Le forze dell’ordine hanno pagato un prezzo altissimo, con 17 agenti uccisi tra Guardia Nazionale, procura e personale penitenziario. Sul fronte opposto si registrano diversi sicari morti e decine di arresti, legati sia agli scontri sia ai saccheggi.
Le autorità mantengono alta l’allerta. Negli Stati Uniti è stato diffuso un invito ai cittadini a restare nelle abitazioni per via dei blocchi stradali e delle operazioni in corso. Il timore è che le cellule del cartello possano continuare a reagire anche nei prossimi giorni.