Domenico Belfiore morto, polemica sul funerale in chiesa
Domenico Belfiore è morto a Chivasso per infarto ma il funerale in chiesa riaccende le polemiche per la mancata confessione sull’omicidio del giudice Bruno Caccia, dopo oltre trent’anni di carcere senza mai collaborare.
Domenico Belfiore è deceduto all’ospedale di Chivasso, nel Torinese, colpito da un infarto. Aveva ottenuto i domiciliari undici anni fa per motivi di salute. Il suo nome resta legato all’omicidio del procuratore Bruno Caccia, ucciso il 26 luglio 1983.
Davanti alla camera mortuaria è comparso il manifesto con l’annuncio delle esequie religiose nella parrocchia Madonna di Loreto. Una cerimonia ordinaria nella forma, che però ha subito riaperto una questione mai chiusa.
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Condannato come mandante del delitto, Belfiore ha trascorso oltre trent’anni in carcere senza mai cambiare linea. Non ha ammesso responsabilità né fornito elementi utili a chiarire i dettagli dell’agguato. Anche dopo l’uscita dal penitenziario, ha continuato a non parlare.
Negli anni è stato indicato dagli inquirenti come figura di riferimento della ’ndrangheta tra Torino e Moncalieri. Un ruolo mai riconosciuto pubblicamente da lui, che ha mantenuto il silenzio fino alla fine.
La decisione di celebrare il funerale in chiesa ha provocato la reazione della famiglia Caccia. La figlia del magistrato, Paola, ha espresso amarezza per l’assenza di verità: ha ricordato che l’uomo non ha mai collaborato né aiutato a ricostruire quanto accaduto.
Negli ultimi tempi Belfiore aveva cercato una nuova immagine online, definendosi un “creator digitale”. Pubblicava disegni, soprattutto cavalli, e raccontava di aver imparato durante le sue “ferie”, un riferimento ironico al periodo trascorso in carcere.
Nonostante le poche condanne definitive per associazione mafiosa, il cognome Belfiore è rimasto per decenni sinonimo di potere criminale nel Torinese. Le indagini della DDA hanno più volte evidenziato il peso di quel nome in diversi contesti locali.
Con la sua morte si chiude una vicenda lunga oltre quarant’anni, ma resta irrisolta la richiesta di verità completa sull’omicidio del procuratore Bruno Caccia.