Il piccolo Domenico, nuove verifiche dei Nas al Monaldi sulla cartella clinica incompleta
Domenico Caliendo muore al Monaldi e scattano nuove verifiche per possibili irregolarità nei documenti clinici. I Nas tornano in ospedale mentre emergono dubbi su tempi e gestione del trapianto.
Le indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo vanno avanti senza sosta. Anche oggi i carabinieri del Nas sono rientrati all’ospedale Monaldi di Napoli per acquisire altra documentazione sanitaria. L’inchiesta della procura partenopea procede dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di sei medici, con il sequestro dei loro telefoni.
Tra i punti critici segnalati dalla famiglia c’è la documentazione clinica. L’avvocato Francesco Petruzzi riferisce che nel fascicolo consegnato dall’ospedale manca il diario di perfusione, cioè il tracciato della circolazione extracorporea. Un documento ritenuto decisivo per stabilire con precisione quando è stato espiantato il cuore del bambino.
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Non è l’unico elemento contestato. Secondo il legale, la ricostruzione delle fasi operatorie è indicata in ordine cronologico ma senza un dettaglio puntuale dei minuti. Un’assenza che, a suo avviso, rende più difficile capire l’esatta sequenza degli eventi durante l’intervento.
Nella giornata di domani Petruzzi tornerà in procura per segnalare formalmente queste lacune e chiederne l’acquisizione, se non già effettuata dagli inquirenti. È previsto anche un confronto con il procuratore aggiunto Ricci, che coordina l’indagine. Intanto verrà depositata la nomina dell’anatomopatologo di parte in vista dell’autopsia, che non ha ancora una data.
Parallelamente, la madre del bambino, Patrizia Mercolini, avvierà l’iter per creare una fondazione dedicata al figlio. Con l’assistenza del legale, domani si recherà da un notaio a Napoli per costituire il comitato che darà il via alla raccolta fondi. L’obiettivo è raggiungere i 30mila euro necessari per la nascita dell’ente, che sarà destinato ad aiutare bambini con gravi patologie e vittime di presunti errori sanitari.
Intanto si aggiungono riflessioni sul piano medico. Il professor Antonio Corcione, anestesista e già responsabile della rete trapianti regionale, ha indicato nel ghiaccio secco un possibile elemento anomalo. Secondo la sua esperienza, non era mai stato utilizzato in ospedale per il trasporto di un organo e non si era mai verificato un caso simile al Monaldi.
Corcione ha ricostruito anche la tempistica dell’intervento. A suo dire, il chirurgo avrebbe atteso il più possibile prima di procedere, tenendo conto dei tempi stretti legati alla sopravvivenza del cuore fuori dal corpo. Solo quando l’équipe di rientro era ormai in arrivo si sarebbe deciso di iniziare l’operazione.
Negli ultimi vent’anni, ricorda lo stesso Corcione, al Monaldi sono stati eseguiti circa 500 trapianti senza episodi analoghi. Per questo il caso del cuore arrivato da Bolzano in condizioni compromesse resta, allo stato, un evento senza precedenti nella storia della struttura.