Dazi Usa, Trump alza le tariffe e sfida la Corte Suprema: tensione con l'Europa e Italia in bilico
Donald Trump aumenta i dazi al 15% ignorando la Corte Suprema e spinge l’Europa verso contromisure. La scelta, arrivata dopo l’intesa saltata con Bruxelles, riapre lo scontro commerciale e mette sotto pressione anche il governo italiano.
La tregua commerciale siglata in Scozia tra Donald Trump e Ursula von der Leyen è durata pochissimo. Nel giro di ore il quadro è cambiato: il presidente americano ha deciso di portare i dazi globali dal 10% al 15%, cancellando di fatto l’intesa appena raggiunta.
A Bruxelles la reazione è stata immediata. Il commissario Maros Sefcovic è rientrato in fretta da Cipro insieme al suo team per valutare gli effetti della decisione, che rischia di colpire duramente l’industria europea e ridurre gli spazi di intervento della Commissione.
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Nel frattempo da Washington è arrivata una pronuncia pesante. La Corte Suprema ha bocciato i dazi, richiamando la Casa Bianca al rispetto dei limiti costituzionali. Trump ha reagito con durezza, criticando apertamente anche giudici considerati vicini alla sua area politica come Barrett e Gorsuch.
Nonostante lo stop dei giudici, l’amministrazione americana non sembra intenzionata a fare marcia indietro. Tra le opzioni allo studio c’è l’utilizzo della Section 301 del Trade Act del 1974 per rendere strutturali le tariffe, trasformando il confronto commerciale in uno scontro più ampio con i partner stranieri.
In Europa si lavora già alla risposta. Al Parlamento europeo, socialisti, liberali e verdi spingono per congelare l’accordo con Washington. Emmanuel Macron ha ricordato che l’Unione dispone di strumenti per reagire, tra cui il meccanismo anti-coercizione. Sul tavolo anche la possibile introduzione di misure come il Buy European.
In Italia il caso diventa subito politico. Le opposizioni, con Elly Schlein e Giuseppe Conte, chiedono al governo di prendere posizione e difendere le imprese nazionali. A Palazzo Chigi la linea resta prudente, con il ministro Adolfo Urso che invita alla cautela mentre cresce la pressione interna.
Il nodo riguarda anche le ricadute economiche. Il Partito Democratico ha chiesto chiarimenti al Ministero dell’Economia sulla tutela di gruppi come Leonardo, Fincantieri, Eni ed Enel. L’attenzione è puntata sulla possibilità di recuperare le somme versate negli Stati Uniti dopo l’introduzione di dazi ora giudicati illegittimi.
Tra nuove minacce sulle Big Tech e l’incertezza politica americana legata alle elezioni di metà mandato, l’Italia si trova davanti a una scelta delicata: seguire la linea europea o mantenere un atteggiamento più prudente nei confronti di Washington.