Mamma scuote neonato e provoca gravi danni, condannata a due anni
Una madre ad Asti ha scosso il figlio di dieci giorni per fermare il pianto provocandogli gravi lesioni cerebrali. Il gesto, avvenuto in comunità, ha portato alla diagnosi di sindrome del bambino scosso e a una condanna a due anni.
Il pianto continuo del neonato e un gesto impulsivo che ha cambiato tutto. È accaduto ad Asti nel dicembre 2023, dove una giovane donna di origine ungherese ha scosso il figlio di appena dieci giorni nel tentativo di calmarlo, causandogli una grave lesione cerebrale.
Il piccolo si trovava con la madre nella comunità “Il Mughetto” di Castello d’Annone. Sono stati gli operatori a lanciare l’allarme, trovando il neonato in stato di semi incoscienza, privo di reazioni e senza cercare il latte. Trasportato in ospedale, i medici hanno subito ipotizzato la sindrome del bambino scosso.
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Le verifiche cliniche hanno confermato il sospetto. Secondo la ricostruzione, la donna avrebbe agitato con forza il bambino per far cessare il pianto. Da lì l’indagine per lesioni gravissime, conclusa con il processo in rito abbreviato davanti al giudice Silvia Dunn.
Il pubblico ministero Stefano Cotti aveva chiesto sette anni di carcere, ma la pena è stata ridotta a due anni grazie alle attenuanti riconosciute. La difesa, affidata all’avvocata Luisa Francesca Taranzano, ha portato elementi che hanno inciso sulla decisione finale.
Le condizioni del bambino restano drammatiche. Le perizie mediche parlano di un danno irreversibile, con una prospettiva di vita in stato vegetativo.
La cosiddetta Shaken Baby Syndrome si verifica quando un neonato viene scosso violentemente. Il cervello, ancora fragile, subisce movimenti bruschi che possono provocare emorragie e danni permanenti. In molti casi si arriva al coma o alla morte.
Secondo i pediatri, la prevenzione passa da informazioni chiare ai genitori. Comprendere il pianto dei neonati, chiedere aiuto nei momenti di stress e avere supporto concreto può evitare tragedie simili. Campagne e iniziative mirano a diffondere maggiore consapevolezza su un rischio ancora poco conosciuto.