Achille Polonara racconta la leucemia scoperta con l'antidoping e il pensiero del suicidio

Achille Polonara racconta la leucemia scoperta dopo un controllo antidoping e il momento in cui ha pensato al suicidio. Il cestista azzurro ripercorre diagnosi, cure e il ruolo decisivo della moglie Erika nei giorni più duri.

Achille Polonara
Achille Polonara racconta la leucemia scoperta con l'antidoping e il pensiero del suicidio

La vita di Achille Polonara è cambiata all’improvviso, senza segnali evidenti. «Non avevo mai avuto problemi di salute», spiega il giocatore, ricordando come tutto sia iniziato con un normale controllo antidoping. Dopo una prima verifica negativa ai Mondiali, a ottobre arriva una comunicazione inattesa: valori anomali dell’HCG da chiarire.

Il dubbio iniziale è banale, quasi rassicurante. «Ho pensato a qualche crema usata senza attenzione». Poi la ricerca online e il collegamento con casi simili tra gli atleti. Da lì nasce il sospetto più serio. «Ho capito che poteva trattarsi di un tumore». Una parola che, racconta, gli ha fatto subito pensare alla morte e alla fine della carriera.

Leggi anche: Chi è Achille Polonara, la carriera e la battaglia contro la leucemia mieloide Achille Polonara, nato ad Ancona nel 1999, è un atleta professionista di basket.

La diagnosi arriva poco dopo. Le cure iniziano rapidamente, tra cicli di chemioterapia e effetti pesanti da sopportare. I medici parlano di una probabilità di recidiva molto bassa, un dato che gli dà forza. «Mi sono aggrappato a quello», dice, ricordando le settimane più difficili.

Terminata la terapia, Polonara torna in campo. Senza capelli, con una nuova consapevolezza. «Per me è stato difficile accettarmi così», ammette. Nonostante tutto, il recupero è rapido e sorprende anche i medici, che lo vedono tornare competitivo in poco tempo.

Ma la tregua dura poco. Durante i playoff, prima di una gara contro Venezia, arriva la febbre. Gioca comunque, nascondendo il malessere, ma dopo la partita il termometro segna quasi 39. Le condizioni peggiorano e nuovi controlli diventano inevitabili.

All’inizio si pensa a infezioni comuni, poi gli accertamenti si fanno più approfonditi. «Mi facevano firmare moduli per l’HIV e non capivo cosa stessero cercando». L’attesa finisce quando un’équipe di medici entra nella stanza con un verdetto chiaro: leucemia mieloide acuta.

È il momento più buio. «Ho pensato di farla finita», confessa. L’idea di buttarsi dalla finestra dell’ospedale lo sfiora davvero. A fermarlo è la moglie Erika, presente in quel momento. «Mi ha detto di resistere per i nostri figli». Quelle parole cambiano tutto.

Polonara si aggrappa alla famiglia e trova la forza di reagire. «Non potevo lasciare i miei bambini senza un padre», racconta. Da lì riparte una nuova battaglia, ancora più dura, ma affrontata con una motivazione diversa.