Bimbo trapiantato a Napoli, stop a nuovo intervento per Domenico: si valuta percorso palliativo
Domenico, bimbo di 2 anni trapiantato a Napoli, resta in condizioni gravissime per un cuore compromesso. I medici escludono un nuovo intervento e puntano su cure palliative mentre il dibattito etico cresce.
Le condizioni del piccolo Domenico, ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore effettuato a dicembre, restano disperate. Il bambino, di appena due anni, ha ricevuto un organo risultato danneggiato e oggi è sostenuto da macchinari vitali senza prospettive concrete di recupero.
Un gruppo di specialisti consultati nelle ultime ore ha escluso la possibilità di un secondo trapianto. La decisione si basa sulla valutazione clinica attuale, che non lascia spazio a benefici reali rispetto ai rischi. La priorità, spiegano gli esperti, resta quella di evitare interventi inutili e gravosi.
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Secondo il bioeticista Enrico Furlan, dell’Università di Padova, quando un trattamento non offre più vantaggi concreti bisogna fermarsi. Cure palliative e accompagnamento diventano allora l’unica strada percorribile, senza mai lasciare sola la famiglia.
Il principio guida, spiega Furlan, è quello di proporre solo terapie che possano realmente aiutare il paziente. Ogni intervento deve avere un equilibrio tra benefici e rischi, soprattutto in un quadro così compromesso. Accanto a questo c’è anche il tema dell’equità, legato all’uso corretto degli organi disponibili.
Un eventuale nuovo trapianto, se privo di indicazioni cliniche, sottrarrebbe infatti una possibilità ad altri bambini in lista d’attesa. Le risorse sanitarie, in particolare gli organi, devono essere utilizzate in modo responsabile.
Il piccolo è collegato da settimane all’Ecmo, dispositivo che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca e respiratoria. Questo supporto, chiarisce l’esperto, ha senso solo se rappresenta un passaggio verso una soluzione. In assenza di alternative, diventa un prolungamento senza sbocchi.
Resta centrale anche il ruolo dei genitori. Devono essere coinvolti in ogni decisione, ma sempre nell’interesse del bambino e della sua dignità. Le scelte non possono prescindere dalla reale tutela della sua salute e dal rispetto della sua condizione.
La vicenda apre inoltre interrogativi più ampi sulla fiducia nel sistema dei trapianti. Se emergeranno errori nella gestione del caso, dovranno essere chiariti pubblicamente. Trasparenza e responsabilità sono considerate fondamentali per non compromettere la disponibilità alla donazione, gesto che ogni anno permette di salvare molte vite.