Kim Jong Un presenta nuovo lanciarazzi nucleare da 600 mm
Kim Jong Un presenta un nuovo lanciarazzi nucleare per rafforzare la deterrenza militare. Il sistema da 600 mm, mostrato durante una cerimonia ufficiale, viene descritto come arma unica e pensata per attacchi speciali.
La Corea del Nord ha svelato un nuovo sistema lanciarazzi multiplo progettato per trasportare testate nucleari. A guidare la presentazione è stato Kim Jong Un, durante un evento ufficiale riportato dall’agenzia statale KCNA, che segna un ulteriore sviluppo nel programma militare di Pyongyang.
Il dispositivo, calibro 600 millimetri, è stato definito dal leader nordcoreano “unico al mondo” e destinato a operazioni di “attacco speciale”, formula che nella retorica del regime indica l’impiego di armi nucleari. Kim ha parlato di uno strumento pensato per scoraggiare eventuali avversari, con un riferimento implicito alla Corea del Sud.
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Nel corso della cerimonia, il leader ha descritto il nuovo sistema come una capacità deterrente capace di colpire senza lasciare possibilità di difesa. Dichiarazioni dai toni forti, accompagnate da immagini e dettagli tecnici diffusi dai media statali.
Già nelle settimane precedenti, dopo una visita a un impianto missilistico, osservatori sudcoreani avevano ipotizzato che il progetto fosse mirato a bersagli nel territorio meridionale. Il nuovo lanciarazzi si inserisce in una strategia più ampia che punta a migliorare precisione e potenza degli armamenti.
La tensione resta alta nella penisola coreana, ancora formalmente in guerra dal 1953. Negli ultimi anni Pyongyang ha aumentato la frequenza dei test missilistici, mentre analisti internazionali indicano tra gli obiettivi anche possibili forniture militari verso l’estero, con attenzione alla Russia.
Intanto arriva un segnale inatteso sul piano politico. Kim Yo Jong, figura centrale del regime e sorella del leader, ha espresso apprezzamento per le mosse di Seul volte a evitare nuove incursioni di droni nello spazio aereo nordcoreano.
Secondo Pyongyang, un velivolo di sorveglianza sarebbe stato abbattuto il mese scorso, episodio che aveva complicato i tentativi di dialogo del presidente sudcoreano Lee Jae Myung. Il ministro dell’Unificazione Chung Dong-young aveva parlato di “profondo rammarico”, gesto interpretato dal Nord come un riconoscimento dell’accaduto e un impegno a non ripetere simili azioni.