Shein sotto indagine Ue per prodotti illegali e sistemi che creano dipendenza
Shein è finita sotto indagine Ue per la possibile vendita di prodotti illegali, inclusi articoli riconducibili alla pedopornografia. L’inchiesta riguarda anche meccanismi della piattaforma accusati di spingere gli utenti a restare online più a lungo.
La Commissione europea ha aperto un procedimento formale contro Shein sulla base del Digital Services Act. Al centro ci sono i controlli adottati dalla piattaforma per impedire la vendita di prodotti vietati nell’Unione, tra cui oggetti che potrebbero rientrare nella sfera della pedopornografia, come bambole con sembianze infantili.
L’indagine guarda anche al funzionamento del servizio. Bruxelles vuole capire se alcune scelte progettuali favoriscano comportamenti compulsivi, ad esempio attraverso premi, punti e incentivi che spingono gli utenti a interagire di più con l’app.
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Un altro punto riguarda la trasparenza degli algoritmi che suggeriscono prodotti e contenuti. Le regole europee impongono di spiegare i criteri utilizzati e di offrire agli utenti un’alternativa che non si basi sulla profilazione.
L’istruttoria sarà condotta con il supporto dell’autorità irlandese per i servizi digitali, visto che la sede europea della società è registrata in Irlanda. Nei prossimi mesi la Commissione potrà chiedere documenti, avviare verifiche e ascoltare anche soggetti terzi.
L’apertura del procedimento consente a Bruxelles di adottare eventuali misure provvisorie o di accertare violazioni, ma anche di accettare impegni da parte dell’azienda per correggere le criticità emerse. Non è fissata una scadenza precisa: i tempi dipenderanno dalla complessità del caso e dalla collaborazione della società.
Fondata nel 2008 a Nanchino da Chris Xu con il nome SheInside, l’azienda ha cambiato marchio nel 2015 e oggi ha base legale a Singapore. In origine vendeva abiti da sposa, mentre ora è diventata una delle principali piattaforme globali di fast fashion, con un’eventuale quotazione in Borsa ancora in sospeso.