Morto Jesse Jackson, storico leader dei diritti civili negli Stati Uniti

Jesse Jackson è morto a 84 anni dopo una lunga malattia neurodegenerativa: il reverendo americano fu tra i protagonisti delle battaglie per i diritti civili accanto a Martin Luther King, lasciando un segno nella politica e nella società.

Jesse Jackson
Morto Jesse Jackson, storico leader dei diritti civili negli Stati Uniti

Il reverendo Jesse Jackson si è spento martedì all’età di 84 anni, dopo aver convissuto per anni con una malattia neurodegenerativa. A comunicarlo è stata la famiglia, ricordandolo come una figura impegnata non solo per i suoi cari, ma anche per chi non aveva voce e viveva ai margini della società.

Nato nel 1941 a Greenville, nella Carolina del Sud, Jackson si avvicinò giovanissimo all’attivismo. La svolta arrivò nel 1965, quando entrò nella Southern Christian Leadership Conference guidata da Martin Luther King, partecipando alle mobilitazioni di Selma, in Alabama.

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Il rapporto con King si consolidò rapidamente. Fu proprio il leader pacifista ad affidargli un ruolo centrale a Chicago, dove Jackson promosse iniziative per migliorare le condizioni economiche e sociali della comunità afroamericana, fondando Operation Breadbasket, di cui divenne poi direttore nazionale.

Jackson si trovava a Memphis il 4 aprile 1968, giorno dell’assassinio di King. Dopo quella tragedia, i rapporti con il nuovo leader dell’organizzazione, Ralph Abernathy, si incrinarono fino alla rottura: nel 1971 fu sospeso e decise di proseguire il proprio percorso creando Operation PUSH, movimento dedicato alla giustizia sociale.

Negli anni successivi ampliò il suo impegno politico fondando la Rainbow Coalition, poi confluita nel 1996 con Operation PUSH. Parallelamente tentò la corsa alla Casa Bianca, candidandosi alle primarie democratiche nel 1984 e nel 1988, senza riuscire a ottenere la nomination.

Nonostante le sconfitte, Jackson lasciò un’impronta significativa nel Partito Democratico: contribuì all’iscrizione di oltre due milioni di afroamericani alle liste elettorali, un risultato che avrebbe avuto effetti anche nelle elezioni successive, favorendo nuovi equilibri politici negli Stati Uniti.