Torture in carcere a Cuneo, condannato ispettore per i pestaggi al Cerialdo
E' stato condannato a tre anni e due mesi per le violenze sui detenuti nel carcere di Cuneo, nate dopo una protesta per l’assenza di cure mediche. Le aggressioni risalgono alla notte tra il 20 e il 21 giugno 2023.
La notte tra il 20 e il 21 giugno 2023 nel carcere Cerialdo di Cuneo si è trasformata in un’escalation di violenze. Da quell’episodio ha preso avvio l’indagine della Procura, che ha portato alle prime sentenze emesse il 16 febbraio. Al centro del caso una vera e propria spedizione punitiva condotta da alcuni agenti della polizia penitenziaria contro i detenuti.
La condanna più pesante riguarda l’ispettore Giovanni Viviani, ritenuto tra i principali responsabili dei pestaggi. Il giudice Edmondo Pio gli ha inflitto tre anni e due mesi di reclusione, pena ridotta per la scelta del rito abbreviato. Secondo le ricostruzioni, durante le aggressioni avrebbe colpito un detenuto con pugni e schiaffi accompagnando i gesti con minacce.
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La violenza, stando all’accusa, sarebbe scoppiata dopo le proteste di alcuni reclusi per il mancato intervento sanitario nei confronti di un compagno che lamentava forti dolori. Da lì, l’ingresso forzato nelle celle e le percosse. Alcuni detenuti hanno raccontato di essere stati intimiditi e minacciati durante i pestaggi.
Nel procedimento sono stati condannati anche altri imputati. Il medico del carcere, Abdulssam Mwassi, ha ricevuto una pena di un anno e quattro mesi per falso e omissione di referto: secondo la Procura non avrebbe visitato i detenuti feriti, permettendo il loro trasferimento in isolamento senza controlli.
Un anno di reclusione è stato invece inflitto agli agenti Marco D’Aniello e Marco Castello, accusati di aver redatto relazioni di servizio non veritiere per coprire quanto accaduto. Il giudice ha inoltre disposto un risarcimento immediato di 10 mila euro per ciascun detenuto costituitosi parte civile.
L’inchiesta non riguarda solo quella notte. Gli investigatori hanno ricostruito altri episodi tra il 2021 e il 2022: tra questi l’uso del taser contro un detenuto marocchino, poi trovato privo di sensi in isolamento dopo aver chiesto di essere spostato per osservare il Ramadan.
Emergono anche casi che coinvolgono un detenuto disabile, trascinato lungo un corridoio, e il pestaggio di un altro recluso nordafricano rientrato dall’ospedale dopo atti di autolesionismo. Le accuse delineano un quadro di violenze ripetute all’interno della struttura.
Il procedimento non è concluso. Per altri dieci imputati si andrà avanti con il dibattimento ordinario. Tra questi compare anche l’ex comandante della polizia penitenziaria del carcere, Erminia Froio, accusata di non aver segnalato tempestivamente i fatti.