Brignone tra oro olimpico, infortunio e messaggi ricevuti dopo Milano Cortina 2026
Federica Brignone racconta il giorno dopo l’oro olimpico tra emozioni, dolore fisico e pensieri sul futuro. Dalla visita di Mattarella ai messaggi dei colleghi, fino alla riabilitazione ancora lunga.
Il giorno dopo il trionfo nel gigante a Cortina, Federica Brignone si presenta a Casa Italia ancora frastornata. La notte è passata senza festeggiamenti: “Ero stordita, sono rimasta in hotel con i miei amici. Stamattina mi sono svegliata chiedendomi come sia successo tutto così in fretta”.
Le due medaglie d’oro conquistate ai Giochi non cancellano però il peso dell’infortunio. “Le scambierei per tornare indietro e non farmi male”, ammette. La gamba continua a dare problemi e la situazione resta delicata: la placca inserita nella tibia non può ancora essere rimossa e servirà tempo prima di affrontare un nuovo intervento.
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Federica Brignone ha ripreso l’allenamento con il team in Val di Fassa, segnando un passo importante nel percorso verso Milano Cortina 2026, dopo il recupero dall’infortunio al ginocchio.
La priorità adesso non è un altro titolo, ma riuscire a restare in gara. “La mia sfida è qualificarmi per le finali di stagione”, spiega. Un obiettivo concreto, considerando il numero ridotto di gare rimaste e il fatto che i risultati olimpici non incidono sulla classifica.
Nei prossimi giorni l’azzurra si sottoporrà a controlli al J Medical. La prospettiva è quella di valutare passo dopo passo come reagisce il fisico. “Continuare a gareggiare è anche un modo per non pensare ad altro. Capirò davvero come sto solo tornando in pista”.
Tra i momenti più intensi resta l’arrivo al traguardo davanti al presidente Sergio Mattarella. “Non sapevo nemmeno fosse lì. Quando mi ha detto che ci contava, gli ho risposto che io no. È sempre stato molto rispettoso con noi atleti, questa cosa mi colpisce”.
Brignone sottolinea anche i valori dello sci, parlando dell’omaggio ricevuto dalle avversarie dopo la vittoria. “Il cronometro decide tutto. Non puoi influenzare nessuno e sai che basta un errore per restare fermo mesi. C’è rispetto e una rivalità pulita”.
Dopo il successo sono arrivati tanti messaggi, anche dal mondo dello sport. “Mi ha scritto Jannik Sinner, ma non solo lui. Anche altri ragazzi conosciuti durante l’estate”. Un legame che si allarga oltre la neve.
Il tennis resta una passione, ma per ora è impossibile praticarlo. “Non posso giocare”. Il paragone con lo sci è immediato: la concentrazione al cancelletto di partenza è simile a un match point, con la differenza che sulle piste serve silenzio assoluto.
Tra i progetti futuri c’è anche un racconto per immagini della sua carriera. Non un film, ma un lavoro basato su momenti reali vissuti durante la stagione, compreso il periodo dell’infortunio. “Sono scene vere, seguite da vicino da un amico che ha documentato tutto”.
Fuori dallo sport, il desiderio è semplice: prendersi del tempo per viaggiare e continuare una vita normale in Valle d’Aosta. “Non voglio cambiare abitudini. Voglio continuare a fare le cose di sempre, come andare al bar con le amiche o partecipare alle feste in paese”.