Referendum giustizia, polemica sulle parole di Nordio sul Csm
Scontro politico acceso sulle parole del ministro Nordio sul Csm. Critiche dure da opposizione e difesa della maggioranza, mentre il tema si intreccia con il referendum sulla riforma della giustizia di marzo.
Le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio riaccendono il confronto politico. In un’intervista, il Guardasigilli ha criticato il sistema delle correnti nella magistratura, parlando di dinamiche interne al Csm che a suo giudizio richiamerebbero logiche “para-mafiose”.
Secondo Nordio, il meccanismo potrebbe essere spezzato con il sorteggio previsto nella riforma costituzionale della giustizia, che sarà sottoposta a referendum il 22 e 23 marzo. L’obiettivo indicato è ridurre il peso delle correnti e limitare le relazioni di potere all’interno dell’organo di autogoverno dei magistrati.
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La mobilitazione contro la riforma della giustizia raggiunge quota 500mila firme online, tra reazioni politiche opposte e l’attesa delle prossime decisioni sui ricorsi e sulle date del voto.
Il ministro ha citato anche il caso Palamara come esempio di un sistema che, a suo dire, non sarebbe stato realmente cambiato dopo lo scandalo. Ha inoltre sostenuto che parte della magistratura si oppone alla riforma spostando il confronto sul piano politico, mentre i sondaggi indicherebbero un ampio consenso popolare, in particolare sulla separazione delle carriere.
Le parole hanno provocato una reazione immediata dalle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha definito le affermazioni “gravissime” e ha chiesto alla presidente del Consiglio di prendere le distanze, sollecitando anche delle scuse ufficiali.
Schlein ha ricordato il ruolo di tanti magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, citando figure come Falcone e Borsellino, e ha contestato l’accostamento tra magistratura e mafia. Ha inoltre respinto l’idea che la riforma possa essere utile al Pd in futuro, rivendicando la necessità di controlli sull’azione di governo.
Critico anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha parlato di dichiarazioni inaccettabili e offensive verso chi opera nella giustizia. Conte ha collegato le parole del ministro ad altre scelte del governo, tra cui le modifiche sulle intercettazioni, accusando l’esecutivo di indebolire gli strumenti contro corruzione e mafie.
Dura la presa di posizione di Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha attaccato il ministro anche sulle politiche in materia di intercettazioni e sull’abolizione dell’abuso d’ufficio, ritenute misure che avrebbero effetti negativi sul contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione.
Dalla maggioranza arriva invece il sostegno a Nordio. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha difeso il ministro e criticato le opposizioni, accusandole di voler spostare l’attenzione. Ha ribadito la necessità di intervenire sul sistema delle correnti e ha invitato a votare sì al referendum di marzo.