Tumori, cibi ultra-processati legati a un aumento della mortalità
Chi ha ricevuto una diagnosi di tumore e consuma molti alimenti ultra-processati presenta un rischio più alto di mortalità. Lo evidenzia uno studio italiano che ha seguito oltre 800 pazienti per quasi 15 anni.
Un consumo elevato di alimenti ultra-processati può ridurre la sopravvivenza nelle persone con tumore. Lo indica una ricerca condotta dall’Irccs Neuromed di Pozzilli con il sostegno della Fondazione Airc, che ha analizzato il rapporto tra dieta e mortalità nei pazienti oncologici.
I dati mostrano che chi introduce quotidianamente grandi quantità di questi prodotti presenta un rischio più alto sia di morte per cancro sia per tutte le cause, rispetto a chi segue un’alimentazione più equilibrata. Il divario resta evidente anche tra persone con condizioni cliniche simili.
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Gli alimenti ultra-processati sono prodotti industriali che contengono spesso pochi nutrienti utili e numerosi additivi. Durante la lavorazione vengono aggiunti aromi, conservanti ed emulsionanti, insieme a zuccheri e grassi poco salutari. Questa combinazione può avere effetti negativi sull’organismo.
Secondo i ricercatori, il problema non riguarda solo il contenuto nutrizionale. Le sostanze utilizzate nei processi industriali possono alterare il metabolismo, modificare il microbiota intestinale e favorire stati infiammatori, con possibili conseguenze sulla progressione della malattia.
L’analisi si basa sui dati del progetto Moli-sani, che ha coinvolto oltre 24mila adulti seguiti tra il 2005 e il 2022. Tra questi, 802 persone avevano già ricevuto una diagnosi di tumore al momento dell’ingresso nello studio e hanno fornito informazioni dettagliate sulle abitudini alimentari.
I partecipanti sono stati divisi in gruppi in base al consumo di cibi ultra-processati. Dopo circa 15 anni di osservazione, chi ne consumava di più ha mostrato un aumento del 48% del rischio di morte per tutte le cause e del 59% per tumore rispetto a chi ne assumeva meno.
Il legame resta significativo anche tenendo conto della qualità generale della dieta, inclusa l’aderenza alla dieta mediterranea. Questo suggerisce che il livello di lavorazione industriale incide in modo autonomo sulla salute.
Ulteriori analisi sui biomarcatori hanno evidenziato due fattori associati: l’aumento dell’infiammazione e una frequenza cardiaca a riposo più elevata. Entrambi potrebbero contribuire a spiegare la maggiore mortalità osservata.
Tra le indicazioni pratiche, gli esperti invitano a limitare il consumo complessivo di prodotti industriali e a privilegiare alimenti freschi o poco trasformati. Un segnale utile può arrivare dall’etichetta: prodotti con molti ingredienti o con additivi sono spesso ultra-processati.