Zoe Trinchero, il dolore della madre e la richiesta di giustizia dopo l'omicidio

La madre di Zoe Trinchero racconta il dolore dopo l’omicidio della figlia 17enne, uccisa a Nizza Monferrato. Tra ricordi, rimorsi e richieste di giustizia, emerge la storia di una ragazza matura e determinata.

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La vita di Mariangela Auddino è cambiata in pochi istanti. Sua figlia Zoe Trinchero, 17 anni, è stata uccisa e gettata in un canale a Nizza Monferrato. In carcere per l’omicidio c’è il 19enne Alex Manna. Un delitto che ha spezzato una famiglia e lasciato una madre in balia di domande senza risposta.

Tra i pensieri che la tormentano, uno ritorna più degli altri. «Avrei dovuto dirle di tornare a casa», ripete. Quella sera, però, nulla lasciava presagire il peggio. Zoe aveva appena finito di lavorare, era con gli amici, serena. «Mi fidavo di lei, mi avvisava sempre, non faceva tardi», racconta la madre, che oggi si attribuisce una colpa che razionalmente sa di non avere.

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Zoe viene descritta come una ragazza forte e sensibile. Capace di perdonare, anche dopo delusioni e ferite arrivate nel tempo, soprattutto nelle amicizie. Credeva nelle seconde possibilità, nell’idea che si possa sempre rimediare agli errori. Un insegnamento ricevuto in famiglia e fatto proprio con convinzione.

Aveva sogni concreti e già tracciati. Voleva diventare psicologa, aiutare gli altri. Con i genitori parlava della patente, della prima auto, dei progetti da costruire passo dopo passo. «Non siamo ricchi, ma avremmo messo da parte qualcosa ogni mese», ricorda la madre. Obiettivi semplici, condivisi, che oggi restano sospesi.

In casa si parlava di tutto, senza reticenze. Dalla sessualità al rispetto, dall’amicizia alla capacità di dire no. Zoe sapeva difendersi, ma anche ascoltare. Ed è proprio questo che oggi fa nascere nuovi dubbi nella madre: «Forse avrei dovuto insegnarle a non ascoltare, a non cercare sempre un confronto maturo», si chiede, pensando a quanto accaduto.

Nei giorni successivi alla tragedia, Mariangela è tornata più volte vicino al ponte da cui la figlia è stata gettata. Ogni volta la pioggia, ogni volta le lacrime. «Sento che è lei che piange con me», confida. Un legame che resta, nonostante l’assenza.

Il nome di Alex Manna è l’unico che la madre indica come responsabile. Non cerca altri colpevoli, non vuole disperdere la rabbia. «È lui che ha deciso di portarmela via», dice, pensando anche al resto della famiglia e agli amici che amavano Zoe.

Ora resta la richiesta di verità e giustizia. E un appello che va oltre la vicenda personale. «Un uomo non deve nemmeno sfiorare una donna», afferma. Per lei il cambiamento passa dall’educazione: famiglie e scuole devono insegnare il rispetto, senza lasciare spazio alla violenza.