Udine, condannato per maltrattamenti: costringeva la moglie a ingrassare e la picchiava

Un giovane è stato condannato a Udine per maltrattamenti nei confronti della moglie 20enne: la costringeva a cambiare aspetto, la isolava e la aggrediva. La vicenda ricostruisce mesi di violenze e controllo ossessivo.

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Un ventenne di origine tunisina è stato condannato a cinque anni di carcere dal Tribunale di Udine per maltrattamenti in famiglia. Secondo quanto accertato, avrebbe imposto alla moglie, una coetanea italiana residente in Medio Friuli, regole rigide sul suo aspetto e sulla sua vita quotidiana.

Tra le richieste, quella di aumentare di peso e indossare abiti larghi per non attirare l’attenzione degli altri uomini. Alla base, una gelosia continua che si traduceva in insulti, minacce e limitazioni nei rapporti personali. La giovane non poteva frequentare liberamente amici e familiari e i suoi spostamenti venivano controllati.

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I due si erano sposati nel febbraio 2024 dopo circa due anni di convivenza. Già durante la sera delle nozze, però, sarebbero emersi i primi episodi di violenza. L’uomo l’avrebbe colpita al volto, provocandole una ferita al labbro, e avrebbe tentato di lanciarle contro un barattolo di vetro.

Nei giorni successivi la situazione sarebbe peggiorata. In più occasioni, quando la ragazza urlava, lui la immobilizzava stringendole il collo con l’avambraccio e tappandole la bocca, fino a impedirle di respirare. Le aggressioni si ripetevano anche per motivi minimi, spesso legati a semplici riferimenti ad altri uomini.

Gli inquirenti hanno descritto il comportamento dell’imputato come un controllo costante e invasivo sulla vita della moglie, fino a isolarla completamente. Una condizione che avrebbe avuto gravi conseguenze sul suo equilibrio psicologico, portandola anche a tentare il suicidio.

Dopo la denuncia, il giovane era stato arrestato e posto ai domiciliari con braccialetto elettronico. In seguito era riuscito a fuggire in Francia, dove avrebbe iniziato una relazione con una minorenne, prima di essere nuovamente fermato al rientro in Italia.

La sentenza, pronunciata il 12 febbraio, ha stabilito una pena di cinque anni di reclusione, l’assoluzione dall’accusa di violenza sessuale e un risarcimento di 20mila euro per la vittima.