Covid, effetti temporanei sulla fertilità maschile: cosa emerge dagli studi
Il Covid può influire sulla fertilità maschile per alcuni mesi dopo l’infezione, con effetti su quantità e qualità dello sperma. Un’analisi di più studi chiarisce cosa accade negli uomini e nelle donne.
Il Covid-19 può avere conseguenze sulla fertilità maschile, anche dopo la guarigione. A indicarlo è una ricerca coordinata dalla Sichuan University di Chengdu e pubblicata sulla rivista Vaccine, che ha preso in esame diversi studi già disponibili sul tema.
L’analisi ha raccolto i dati di 14 ricerche per capire meglio il legame tra infezione da Sars-CoV-2 e capacità riproduttiva. Negli uomini emerge un quadro chiaro: dopo il contagio si registrano alterazioni dello sperma, con riduzione del volume e peggioramento di parametri come concentrazione, motilità e vitalità degli spermatozoi.
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L’amore e la procreazione fuori dalla Terra non sono più solo fantasia.
Questi cambiamenti non si esauriscono subito. I ricercatori hanno osservato che, anche a distanza di circa tre mesi dall’infezione, alcuni valori restano inferiori rispetto a chi non ha contratto il virus, segno di un effetto che può protrarsi nel tempo.
Accanto ai parametri seminali, sono state rilevate variazioni ormonali: livelli più alti di estradiolo e prolattina, che suggeriscono uno squilibrio endocrino. In alcuni casi questo può riflettersi sul testosterone, anche se nel campione analizzato non è stata documentata una riduzione significativa.
Diverso il quadro per le donne. Dallo stesso lavoro emerge che l’infezione ha un impatto limitato sulla fertilità femminile, senza effetti rilevanti sulla riserva ovarica o sui risultati delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
I ricercatori segnalano però la necessità di ulteriori studi, soprattutto per chiarire quanto possano durare nel lungo periodo gli effetti osservati negli uomini e se esistano conseguenze permanenti.