Dario Fo, il figlio Jacopo racconta tra ricordi e ferite familiari
A cent’anni dalla nascita e a dieci dalla morte di Dario Fo, il figlio Jacopo racconta ricordi intimi e duri: dall’energia instancabile del padre al dolore familiare dopo la violenza subita da Franca Rame.
Per Jacopo Fo, ritrovarsi davanti al centenario della nascita e al decennale della scomparsa del padre significa affrontare un’ondata di emozioni difficili da contenere. Dario Fo, nella sua memoria, resta una figura fuori dal comune: instancabile, curioso, capace di restare attivo fino agli ultimi giorni, al punto da sorprendere anche i medici che lo seguivano.
Pochi giorni prima di morire, racconta Jacopo, il padre era ancora sul palco a cantare davanti a migliaia di persone. Una vitalità che colpì perfino il suo pneumologo, che arrivò a parlare di qualcosa di inspiegabile. Un’energia che per il figlio era semplicemente parte della sua natura, mai piegata dal tempo.
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Accanto all’immagine pubblica del giullare e dell’artista, emerge però un volto molto diverso, più duro e severo. In famiglia, spiega Jacopo, esisteva una disciplina interna rigorosa, che diventava evidente nei momenti più drammatici. Il ricordo più forte resta quello legato alla violenza subita da Franca Rame.
Jacopo aveva diciotto anni quando la madre si chiuse in camera, devastata. Lui rimase accanto a lei, sopraffatto dal dolore. In quel momento vide il padre reagire in modo freddo, quasi impenetrabile: invece di cedere alla disperazione, gli impose di restare lucido, ricordandogli che certe conseguenze facevano parte della loro esposizione politica.
Nella storia familiare trova spazio anche un episodio che Jacopo racconta come se fosse una leggenda domestica. La nonna Pina, molti anni prima, aveva previsto il conferimento del premio Nobel. Quando il riconoscimento arrivò davvero nel 1997, in casa Fo la notizia fu accolta senza sorpresa, quasi come qualcosa di già scritto.
Non sono mancati però i momenti difficili, soprattutto sul piano politico e personale. Crescere accanto a due figure così esposte e influenti ha significato portarsi dietro un’eredità pesante, che Jacopo ha cercato di mettere a fuoco anche attraverso la scrittura, interrogandosi sul proprio ruolo e sulla propria identità.
Oggi, diventato padre in età avanzata, guarda avanti con lo stesso spirito curioso che attribuisce al padre. Crede che i legami familiari possano andare oltre la presenza fisica e che sia possibile trasmettere affetto e memoria anche a chi non ha avuto modo di conoscere direttamente chi lo ha preceduto.