Ilaria Sula, in aula il racconto dell'amica e i messaggi inviati dopo la morte
La testimonianza dell’amica di Ilaria Sula ricostruisce un rapporto segnato dal controllo e dalla gelosia. In aula emergono anche i messaggi inviati dopo la morte e le minacce registrate poche ore prima del delitto.
Davanti alla Corte d’Assise di Roma prende forma il profilo di Mark Samson, descritto come un uomo ossessionato dal controllo. A parlare è stata la migliore amica di Ilaria Sula, che ha raccontato una relazione soffocante: continue richieste di sapere dove fosse, con chi e cosa stesse facendo, fino a pretendere di conoscere il contenuto delle conversazioni private.
Un controllo costante che, secondo la testimone, limitava la libertà della giovane ben prima dell’omicidio. Le richieste di Samson non lasciavano spazio all’autonomia, trasformando il rapporto in una pressione quotidiana.
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Il racconto si è poi spostato su quanto accaduto dopo la morte di Ilaria. L’amica ha ricevuto messaggi dal telefono della vittima con frasi insolite: «Sto per fare una cazzata, ma vado a casa di un tizio conosciuto per strada». Dietro quei messaggi, secondo gli inquirenti, c’era proprio l’imputato, impegnato a simulare un allontanamento volontario.
Quando la madre della ragazza ha iniziato a cercarla senza ottenere risposta, la preoccupazione è cresciuta rapidamente. L’amica ha continuato a scrivere sul telefono di Ilaria, chiedendo spiegazioni e avvertendo che la famiglia stava allertando la polizia.
Le risposte, però, non hanno chiarito la situazione. Chi scriveva sosteneva di trovarsi a Napoli e rifiutava ogni contatto diretto, inventando problemi tecnici per evitare videochiamate. Quei messaggi, arrivati mentre il corpo della giovane era già senza vita da giorni, hanno alimentato i sospetti su un possibile depistaggio.
In aula sono emerse anche parole registrate poche ore prima del delitto. Un conoscente di Samson ha riferito di frasi minacciose catturate dalla dash cam dell’auto: l’imputato parlava di far soffrire Ilaria e di costringerla a confessare, arrivando a evocare violenze estreme.
Minacce che, secondo l’accusa, si sono poi concretizzate nell’omicidio, avvenuto con numerose coltellate. Il procedimento prosegue ora verso le prossime tappe: il 5 marzo è prevista la testimonianza della madre dell’imputato, già condannata per aver aiutato a nascondere il corpo, mentre il 17 marzo sarà Samson a comparire in aula per rispondere alle accuse.