Da Draghi a Draghi, economia europea ancora lenta e divario con gli Stati Uniti

A un anno e mezzo dal piano sulla competitività, Mario Draghi avverte che l’economia europea non ha recuperato terreno. Crescita debole, divario con gli Stati Uniti e incertezze globali pesano sulle prospettive dell’area euro.

draghi draghi

Un anno e mezzo dopo la presentazione del rapporto sulla competitività a Bruxelles, Mario Draghi torna a parlare ai leader europei e il giudizio è netto: la situazione economica non è migliorata. Il tempo è passato, ma le fragilità restano.

Nel documento “Il futuro della competitività europea”, l’ex presidente della Bce aveva messo in fila i numeri. Da inizio secolo la crescita dell’Unione europea procede a rilento. Le strategie varate negli anni non hanno invertito la rotta e il distacco con gli Stati Uniti si è ampliato, soprattutto per la minore produttività europea.

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I dati sul reddito raccontano la stessa storia. Dal 2000 il reddito disponibile reale pro capite è cresciuto quasi il doppio negli Stati Uniti rispetto all’UE. Un divario che, secondo Draghi, si riflette direttamente sul tenore di vita delle famiglie europee.

Guardando agli indicatori più recenti, il quadro non mostra svolte decisive. Il Pil dell’area euro è salito dell’1,5% su base annua, meglio dello 0,9% registrato nel 2024, grazie anche a un’accelerazione inattesa alla fine dello scorso anno. Nell’ultimo trimestre del 2025 la crescita è stata dello 0,3%.

Le previsioni indicano un ritmo simile anche nel 2026, con un lieve rafforzamento nella seconda metà dell’anno. Per l’anno in corso si stima un aumento dell’1,2%, che potrebbe salire all’1,4% nel 2027. Numeri positivi, ma ancora modesti rispetto ai principali concorrenti globali.

Il timore espresso da Draghi non riguarda solo il livello del Pil. La preoccupazione è che il divario con altre economie, a partire dagli Stati Uniti, continui ad allargarsi. La Bce, nell’analisi che accompagna l’ultima decisione di politica monetaria, segnala un quadro incerto, condizionato dalle politiche commerciali e dalle tensioni geopolitiche.

Resta poi il nodo delle riforme. Molti dei punti indicati nel piano sulla competitività non sono stati ancora attuati. Nel frattempo le debolezze strutturali dell’economia europea rimangono e il margine di recupero si riduce.