Extension per capelli, studio Usa trova sostanze legate a tumori e disturbi ormonali

Uno studio americano ha analizzato 43 extension per capelli trovando centinaia di sostanze chimiche, molte legate a tumori e alterazioni ormonali. Negli Stati Uniti gran parte di questi composti non è regolamentata.

extension capelli

Treccine e protesi per allungare e infoltire i capelli possono nascondere un rischio. Una ricerca del Silent Spring Institute ha individuato decine di sostanze chimiche pericolose in extension sia sintetiche sia di origine naturale. Gli scienziati parlano dell’analisi più ampia mai condotta finora su questi prodotti.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Environment & Health dell’American Chemical Society, ha rilevato composti associati a cancro, alterazioni ormonali, problemi nello sviluppo e danni al sistema immunitario. Tra le sostanze individuate compaiono ritardanti di fiamma, ftalati, pesticidi, stirene, tetracloroetano e composti organostannici.

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Negli Stati Uniti molte di queste sostanze non sono ancora soggette a regole stringenti, a differenza di quanto avviene nell’Unione europea. Il tema riguarda in particolare le donne nere: oltre il 70% dichiara di aver utilizzato extension nell’ultimo anno, contro meno del 10% registrato in altri gruppi etnici. Intanto il mercato globale continua a crescere e potrebbe superare i 14 miliardi di dollari entro il 2028, con gli Usa tra i principali importatori.

Le extension possono essere realizzate con fibre sintetiche, spesso polimeri plastici, oppure con materiali biologici come capelli umani, fibra di banana o seta. Per renderle ignifughe, resistenti all’acqua o antimicrobiche vengono trattate con diverse sostanze chimiche. Le aziende, però, raramente indicano in etichetta quali composti utilizzano.

Le fibre restano a contatto diretto con cuoio capelluto e collo. Durante l’applicazione o lo styling, soprattutto quando vengono riscaldate, possono rilasciare sostanze nell’aria che chi le indossa finisce per respirare. Secondo la ricercatrice Elissia Franklin, autrice principale dello studio, chi sceglie questo tipo di acconciatura non dovrebbe trovarsi davanti a un conflitto tra salute e identità culturale.

Per l’indagine sono stati acquistati 43 prodotti molto diffusi online e nei negozi specializzati. I campioni sono stati suddivisi per tipologia di fibra e per caratteristiche dichiarate: 19 sintetici indicati come ignifughi, 3 resistenti all’acqua, 9 resistenti al calore e 3 con etichette “green” come “senza Pvc” o “non tossico”.

Attraverso analisi chimiche ad ampio spettro il team ha individuato oltre 900 firme molecolari. Un software di apprendimento automatico le ha confrontate con una banca dati, arrivando a identificare 169 composti appartenenti a nove principali classi strutturali. Tra questi, numerosi sono classificati come pericolosi.

Tutti i prodotti, tranne due, contenevano sostanze considerate a rischio. In 48 casi i composti figuravano nelle principali liste di attenzione, e 12 rientravano nella Proposition 65 della California, che segnala sostanze legate a cancro o danni riproduttivi. In 36 campioni sono stati trovati 17 composti collegati al tumore al seno o capaci di interferire con gli ormoni.

Quasi il 10% dei prodotti conteneva organostannici tossici, talvolta in quantità superiori ai limiti sanitari fissati nell’Unione europea. Queste sostanze, usate come stabilizzanti termici nel Pvc, sono state associate a irritazioni cutanee, disturbi ormonali e tumori.

Negli Stati Uniti qualcosa si muove sul piano normativo. Lo Stato di New York ha approvato una legge che obbliga i produttori di trecce ed extension sintetiche a dichiarare gli ingredienti. In New Jersey è in discussione un provvedimento che vieterebbe le sostanze nocive nei prodotti sintetici per capelli. A livello federale, il Safer Beauty Bill Package presentato al Congresso prevede che la Food and Drug Administration definisca regole specifiche sulla sicurezza di treccine ed extension.