Sammy Basso, il ricordo dei genitori tra progeria e lettere d'addio
I genitori di Sammy Basso raccontano il figlio scomparso a 28 anni: dalla diagnosi di progeria alle lettere d’addio scritte prima di un intervento al cuore, fino a quell’ultima frase lasciata come saluto.
Una madre che piange davanti al lavello e un bambino che le chiede di sorridere. Laura Lucchin e Amerigo Basso partono da qui per raccontare il figlio. Quel giorno, spiegano, capirono che sarebbe stato lui a insegnare qualcosa a loro, non il contrario.
La diagnosi di progeria arrivò nel gennaio 1998, in un clima di silenzio e paura. Sammy aveva pochi mesi. I medici parlarono di una condizione rarissima. Lui, crescendo, avrebbe scherzato su quei numeri: «Siete uno su venti milioni». Non ha mai lasciato che la malattia diventasse la sua etichetta.
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In ventotto anni, un traguardo già straordinario per chi convive con questa patologia, ha infilato esperienze, studio, amicizie e impegno per la ricerca scientifica. I genitori si sono chiesti spesso come riuscisse a tenere insieme tutto. La risposta che si sono dati è semplice: ha vissuto intensamente, come se il tempo fosse moltiplicato.
Dal loro racconto è nato il libro «Sammy, una vita da abbracciare», costruito anche attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto. Scriverlo è stato un modo per rimettere insieme ricordi, dettagli, episodi che forse in famiglia non erano mai emersi.
Sammy non ha mai nascosto la propria condizione. Parlava apertamente della malattia, senza cercare compassione. I genitori ricordano che non è stato vittima di bullismo. Affrontava le domande con ironia e non cercava scorciatoie.
Anni prima di un delicato intervento al cuore aveva scritto alcune lettere nel caso non fosse tornato a casa. In quei fogli aveva persino immaginato il proprio funerale come una festa. Tra le frasi lasciate ai suoi cari ce n’è una che riassume il suo modo di guardare al futuro: «Sono contento che domani il sole spunterà ancora».
La sua stanza è rimasta com’era: libri universitari sulla scrivania, il peluche Lupacchiotto sul letto. Ai genitori mancano le conversazioni interminabili e quegli abbracci che descrivono come avvolgenti. L’ultimo messaggio che ha affidato alla famiglia conserva la stessa leggerezza che lo ha accompagnato per tutta la vita: «State tranquilli, è solo sonno arretrato».