Ice a processo per le morti di Renée Good e Alex Pretti, scontro su riforme e shutdown

Audizione tesa al Congresso dopo le sparatorie di gennaio a Minneapolis costate la vita a Renée Good e Alex Pretti. I vertici federali sotto accusa, mentre i parlamentari spingono tre riforme obbligatorie e incombe il rischio shutdown.

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L’audizione è partita con toni duri e domande dirette. Davanti alla Commissione Sicurezza Interna della Camera sono comparsi i responsabili delle agenzie federali coinvolte nelle operazioni concluse con le morti di Renée Good e Alex Pretti, uccisi durante due interventi armati a Minneapolis il 7 e il 24 gennaio 2026.

I parlamentari hanno messo nel mirino la gestione sul campo. Secondo quanto emerso, le squadre federali avrebbero agito senza un coordinamento reale con le forze di polizia locali. Quartieri residenziali trasformati in zone di scontro, interventi improvvisi e nessun avviso preventivo alle autorità cittadine: su questo punto si è concentrata gran parte delle contestazioni.

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Minneapolis vive un’altra notte di tensione dopo la morte di Renee Nicole Good: cortei, fermi temporanei e scontri davanti agli hotel del centro segnano una protesta destinata a estendersi in tutto il Paese.

Non si discute solo della legittimità dell’uso delle armi. Sul tavolo c’è un problema di catena di comando e di procedure. Diversi membri della commissione hanno parlato di un sistema che ha funzionato a compartimenti stagni, con agenti operativi sul territorio senza un quadro condiviso con chi gestisce la sicurezza urbana a livello locale.

Dal fronte riformista è arrivata una proposta articolata in tre richieste definite non trattabili. La prima prevede l’obbligo di body camera attive per tutti gli agenti impegnati in operazioni sul campo. La seconda impone regole molto più rigide sull’apertura del fuoco. La terza stabilisce l’identificazione visibile per ogni componente delle task force federali.

Il tema dell’identità degli agenti è diventato centrale. Volti coperti e codici non visibili, hanno sostenuto diversi deputati, alimentano sfiducia anche al di fuori delle comunità più esposte ai controlli. I dati citati in audizione mostrano un calo diffuso nella percezione di protezione garantita dalle agenzie federali.

Il confronto ha assunto subito un peso politico più ampio. Oltre alle responsabilità operative, lo scontro riguarda il futuro assetto delle agenzie e i finanziamenti federali. In sottofondo resta la minaccia di uno shutdown, con i partiti divisi sulle condizioni da imporre per sbloccare le risorse.