Incendio al Constellation, Jacques Moretti chiede scusa alle famiglie
Jacques Moretti torna a parlare davanti ai giudici di Sion sull’incendio di Capodanno al Constellation. Chiede scusa alle famiglie, racconta lavori nel locale e ammette che nessuno usò gli estintori mentre 41 persone morivano e 115 restavano ferite.
«Chiedo scusa alle famiglie, nessun genitore dovrebbe vivere una tragedia simile». Davanti ai giudici di Sion, Jacques Moretti ha ripetuto le sue parole durante l’interrogatorio dedicato alle parti civili per il rogo di Capodanno al Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone e con 115 feriti.
Nel corso di una pausa dell’udienza, Moretti ha incontrato la madre di due ragazze rimaste ferite. Il colloquio è avvenuto in una stanza laterale del tribunale. L’avvocato della donna ha spiegato che si è trattato di un confronto privato e non ha riferito i contenuti dello scambio, parlando però di un momento umano molto forte per chi ha vissuto quella notte.
Leggi anche: Crans-Montana, Jacques Moretti libero su cauzione dopo l'incendio al Constellation
Jacques Moretti lascia il carcere dopo il pagamento di una cauzione da 200 mila franchi svizzeri, mentre l’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana prosegue tra interrogatori, accuse di pressioni e nuove ricostruzioni della notte di Capodanno.
Moretti ha poi ricostruito alcuni interventi fatti nel locale sotterraneo prima dell’incendio. Per scurire il rivestimento in legno, in stile chalet alpino, ha detto di aver usato una fiamma viva, anche tra le travi dove era presente della schiuma. Ha aggiunto che, secondo lui, i materiali erano ignifughi e che in quel frangente non si sviluppò alcun incendio.
Durante l’audizione ha parlato anche dell’impianto di ventilazione del Constellation, sostenendo che non sarebbe mai stato controllato né dal Comune né dal Cantone. Un passaggio che si inserisce tra le verifiche sulle condizioni di sicurezza del locale prima della tragedia.
Un altro punto riguarda i quattro estintori presenti nel piano interrato. Dalle domande in aula è emerso che quella notte non furono utilizzati. «Tutti pensavano solo a scappare», ha detto Moretti, precisando di non trovarsi nel locale al momento del rogo. Le perizie tecniche hanno inoltre segnalato l’assenza di cartelli catarifrangenti per indicarne la posizione.
Su questo aspetto, Moretti ha dichiarato di non ricordare bene la loro presenza. Ha raccontato di averli fissati con nastro biadesivo, ma che si staccavano facilmente con il passaggio delle persone. Ha aggiunto di aver notato un problema simile anche nell’edificio del tribunale dove si sta svolgendo il processo.