Omicidio a Malcontenta, Riccardo Salvagno confessa l'uccisione di Sergiu Tarna
L’ex agente della polizia locale Riccardo Salvagno ammette di aver sparato e ucciso il barista Sergiu Tarna nei campi di Malcontenta. Parla di reazione istintiva durante una situazione confusa legata a un presunto ricatto per un video.
«Ho sparato io». Davanti al pubblico ministero Christian Del Turco, Riccardo Salvagno ha ammesso di aver esploso il colpo che ha tolto la vita al barista Sergiu Tarna, raggiunto da un proiettile nella notte tra il 30 e il 31 dicembre nei campi di Malcontenta, nel Veneziano. L’ex agente sostiene però che non si sia trattato di un’esecuzione, ma di un gesto nato in pochi istanti di forte tensione.
L’interrogatorio è durato circa cinque ore nel carcere di Verona. Salvagno ha ricostruito una scena concitata: urla, movimenti improvvisi, la vittima che avrebbe tentato di allontanarsi, i fari di un’auto accesi poco distante. «Una reazione istintiva, quasi un colpo partito senza volerlo», avrebbe detto, descrivendo confusione e paura nel buio dei campi.
Leggi anche: Omicidio Sergiu Tarna e il presunto video hot: indagine sul movente
Un video privato in cui l’ex vigile di Venezia compare con una donna transgender potrebbe essere al centro del movente dell’omicidio del barman Sergiu Tarna: l’indagato avrebbe temuto la diffusione delle immagini.
Al centro della vicenda ci sono i due cellulari di Tarna. Secondo l’accusato, lì poteva trovarsi un video compromettente usato per ricattarlo. Il filmato sarebbe stato girato durante un incontro con una persona transgender conosciuta come Lady Bruneth. L’avvocato Guido Galletti ha ribadito che il suo assistito non avrebbe mai visto il video, ma ne avrebbe sentito parlare più volte.
Il presunto ricatto, sempre secondo la difesa, sarebbe maturato in ambienti legati allo spaccio di droga. Salvagno avrebbe temuto che circolassero voci sul suo consumo di cocaina e su un possibile ruolo da infiltrato. In cambio della cancellazione del filmato, qualcuno gli avrebbe chiesto favori.
Restano divergenze con il racconto di Andrea Vescovo, l’amico coinvolto nella vicenda. Il 38enne aveva dichiarato di trovarsi già a una cinquantina di metri quando partì il colpo. Salvagno ora sostiene invece che fosse ancora vicino al momento dello sparo, un dettaglio che cambia la dinamica ricostruita finora.
La procura non avrebbe approfondito la posizione del padre dell’ex agente, che lo avrebbe aiutato nella breve fuga all’estero senza sapere dell’omicidio. È invece al vaglio l’ipotesi che Salvagno abbia minacciato Vescovo dopo il delitto: l’indagato nega e parla di scuse rivolte all’amico, anche via messaggio nei giorni successivi dalla Spagna.
Nei prossimi giorni è previsto il rientro dell’auto usata per allontanarsi oltre confine. La difesa ha annunciato una valutazione specialistica sul profilo comportamentale dell’indagato. Gli inquirenti intendono ascoltare di nuovo anche Vescovo per chiarire i punti ancora contrastanti.