Tiziano Ferro racconta il rapporto con la madre e la vita negli Usa

Il cantautore parla del nuovo disco, della distanza dalla madre e della separazione da Victor. Racconta la vita negli Stati Uniti, i figli e la sensazione di aver chiuso un capitolo personale e artistico.

tiziano ferro

Tiziano Ferro ripercorre il momento personale da cui nasce Sono un grande, un album costruito tra vita privata e musica. Dentro ci sono la famiglia d’origine, le amicizie e quella nuova realtà che si è creato, diversa da come l’aveva immaginata ma oggi stabile. Al centro resta il bisogno di rimettersi in gioco, senza ripetere strade già percorse.

Il disco prende forma da una ferita che col tempo ha cambiato aspetto. All’inizio era dolore, poi è diventata più ampia, fino a trovare una sorta di guarigione. Ferro si definisce un sopravvissuto al successo e ai cambiamenti, personali e professionali, con un rapporto con la musica rimasto vivo ma trasformato.

Leggi anche: Valeria Marini, il rapporto con la madre e il docufilm Netflix sugli amori e la vita privata
Un racconto intimo tra madre e figlia, tra ferite del passato, amori difficili e scelte decisive.

Nei brani emerge anche l’ammissione di piani che non si sono realizzati. Il desiderio di un reset resta, anche se irraggiungibile. I figli sono una presenza centrale e non negoziabile, ma segnano anche la chiusura di una fase. Da qui nasce la curiosità per ciò che potrà accadere oltre questo perimetro.

Il rapporto con la madre resta distante. Ferro a Fanpage parla di un legame freddo, senza riuscire a individuare un episodio preciso che abbia causato la frattura. Il tema entra nel disco con una canzone che lo ha messo alla prova, rivolta a una madre che non riesce più ad abbracciare, senza accuse dirette e con un tono di disarmante sincerità.

Anche con Victor il dialogo è cambiato. Tra loro pesa la distanza e la lingua, nonostante in passato fosse un sostenitore entusiasta della sua musica. Oggi Ferro non sa nemmeno se ascolti ancora le sue canzoni. La permanenza negli Stati Uniti non nasce da un sogno americano, ma da una necessità legata alla famiglia. Senza questa situazione, ammette, non avrebbe scelto di vivere lì.