Decreto Ucraina, fiducia alla Camera tra tensioni e scontro su Salvini
La Camera affronta il decreto Ucraina con voto di fiducia del governo. In Aula tensione politica, proteste delle opposizioni e attacchi dei deputati vicini a Vannacci contro Salvini sul tema dell’invio di armi a Kiev.
Giornata ad alta tensione alla Camera, dove arriva il decreto Ucraina con la fiducia posta dal governo. Le dichiarazioni di voto partono in tarda mattinata, poi la chiama e nel pomeriggio riprende l’esame del testo, che dovrà passare anche al Senato per essere convertito in legge entro il 2 marzo.
Il provvedimento proroga l’autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali militari alle autorità di Kiev, rinnova i permessi di soggiorno per i cittadini ucraini e contiene misure sulla sicurezza dei giornalisti freelance. Un pacchetto che riporta al centro il tema delle armi e riaccende le divisioni politiche.
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Il governo valuta la fiducia sul decreto Ucraina mentre in Aula si apre lo scontro politico: emendamenti per fermare gli aiuti militari, accuse incrociate tra opposizioni e tensioni anche nel campo progressista.
Ieri in Aula il ministro della Difesa Guido Crosetto ha difeso la scelta della fiducia. Ha respinto l’idea di una fuga dalle difficoltà interne e ha parlato di un passaggio che obbliga la maggioranza a esporsi in modo chiaro. La decisione, ha detto, rende visibile il posizionamento politico di chi sostiene il governo.
Lo scontro più duro arriva dal fronte dei deputati vicini a Roberto Vannacci. Edoardo Ziello, ex leghista ora nel gruppo Misto con Futuro nazionale, attacca Matteo Salvini accusandolo di incoerenza: parole contrarie alle armi, ma voti sempre favorevoli. Secondo Ziello, la fiducia serve a coprire le contraddizioni della Lega e a evitare un confronto vero sugli emendamenti che chiedono di fermare le forniture a Zelensky.
La protesta esce anche dall’Aula. In piazza Montecitorio i deputati Roberto Sasso, Ziello ed Emanuele Pozzolo espongono uno striscione contro l’invio di fondi a Kiev, chiedendo più sicurezza per gli italiani. Sasso precisa che gli aiuti umanitari non sarebbero messi in discussione, ma solo se destinati con certezza alla popolazione civile.
Sui social interviene lo stesso Vannacci con un messaggio in cui rivendica coerenza e accusa la Lega di voler evitare che emergano voti difformi o assenze tra i suoi parlamentari. Il clima, dentro e fuori dal Parlamento, resta acceso.
Le critiche non arrivano solo dai cosiddetti vannacciani. Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito democratico contestano il ricorso alla fiducia, che a loro avviso limita il dibattito e serve a gestire tensioni interne alla destra. Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s alla Camera, denuncia un Parlamento bloccato mentre fuori, dice, si accumulano crisi industriali e problemi sociali.
Angelo Bonelli, per Avs, parla di una maggioranza spaccata e di una scelta che nasconde uno scontro di potere. Prende anche le distanze politiche dal gruppo di Vannacci, ribadendo una linea diversa sia sul piano dei valori sia sulle proposte.
Dalla conferenza dei capigruppo interviene Chiara Braga, presidente dei deputati Pd, che vede nella giornata un segnale politico pesante. Per le opposizioni la fiducia non rafforza l’azione del governo, ma evita un confronto aperto su un tema centrale come la politica estera e il sostegno militare all’Ucraina.