Elio racconta l'autismo del figlio Dante e attacca lo Stato
Il cantante ripercorre la nascita della sua canzone simbolo e parla dell’autismo del figlio Dante, denunciando le difficoltà delle famiglie lasciate sole. Poi le stoccate su Sanremo, direttori d’orchestra e scena rap.
A quasi trent’anni da “La terra dei cachi”, Elio guarda a quel brano come a uno specchio ancora fedele del Paese. Dice che oggi cambierebbe i riferimenti, citando temi che accendono il dibattito per pochi giorni, ma il senso resterebbe identico: l’Italia, secondo lui, resta ferma.
All’inizio, però, il gruppo non voleva neppure salire sul palco dell’Ariston. A spingerli fu Pippo Baudo, che li corteggiava da tempo. L’idea, racconta il cantante, era quasi una provocazione: portare una canzone volutamente esagerata, una caricatura dell’artista impegnato, costruita infilando frasi fatte e stereotipi difficili da prendere sul serio.
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Dopo quell’esperienza, la musica diventò il suo unico mestiere. Lasciò il lavoro da ingegnere gestionale in una rete interbancaria e proseguì con lo stile che lo ha sempre contraddistinto: ironia tagliente e frecciate al potere. Ricorda anche la reazione stizzita di Roberto Formigoni ai tempi di “Parco Sempione”, nata – sostiene – da una lettura superficiale del titolo.
Di solito tiene la vita privata lontana dai riflettori, ma stavolta ha parlato apertamente del figlio Dante e del suo autismo. Spiega di aver scoperto quante famiglie vivono la stessa situazione senza risorse economiche adeguate. Il peso, dice, ricade quasi tutto sui genitori, perché il sostegno pubblico è insufficiente.
Tornando alla musica, ricorda con affetto Peppe Vessicchio e le prove di un brano ridotto a un minuto per gioco. Per lui resta uno degli ultimi grandi direttori d’orchestra del Festival. Oggi, aggiunge, il ruolo è diventato più scenografico che sostanziale. Sul caso di Beatrice Venezi parla di un ambiente, quello classico, dove la preparazione conta ancora, ma dove non mancano tentativi di far valere conoscenze personali più che competenze.
Critico anche verso il Sanremo più recente. Non ha gradito la vittoria di Olly, legata all’uso dell’autotune, che paragona a un aiuto tecnico per coprire le imperfezioni. Un paragone forte, che richiama il doping nello sport. E sul rap italiano ribadisce la sua posizione: gran parte della produzione, a suo dire, ricalca modelli americani senza reale originalità.
Il ricordo torna poi al 1996, quando “La terra dei cachi” si fermò al secondo posto. Racconta di un interrogatorio dei carabinieri, con domande sull’eventuale influenza di Baudo nella scrittura del pezzo. Un militare, fuori verbale, gli avrebbe confidato che la vittoria sarebbe stata loro, ma che non si poteva ufficializzare prima della fine delle verifiche. Verifiche che, afferma, non risultano mai chiuse. Anni dopo, aggiunge, Giorgia gli avrebbe detto di aver vinto lei.