Iran, parata con missili a Teheran nell'anniversario della rivoluzione
Teheran mostra missili e simboli anti Usa e Israele nell’anniversario della Rivoluzione islamica, mentre Trump riceve Netanyahu a Washington. Cortei in tutto il Paese, leader politici e militari in piazza Azadi, tra tensioni regionali e crisi interna.
Missili esposti, slogan contro Washington e Tel Aviv, bare finte di soldati americani. A Teheran l’anniversario della Rivoluzione islamica diventa una vetrina di potenza militare e un segnale politico diretto a Stati Uniti e Israele. La mobilitazione cade nello stesso giorno dell’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Le autorità iraniane parlano di milioni di persone scese in strada e di cortei organizzati in oltre 1.400 città. Dalle prime ore del mattino la folla ha riempito i percorsi che portano a piazza Azadi, luogo simbolo delle celebrazioni. Qui sono stati messi in mostra missili balistici e da crociera, tra cui i modelli Fateh e Fatah 110.
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Accanto alle armi, anche rottami presentati come droni israeliani abbattuti durante quella che Teheran definisce la “Guerra dei 12 giorni”. L’esposizione è stata accompagnata da cori contro Israele e Stati Uniti, con immagini dei leader stranieri calpestate e bandiere date alle fiamme in diversi punti della città, tra cui piazza Enghelab.
Nei cortei sono comparse bare simboliche attribuite a comandanti militari statunitensi. Tra i presenti in piazza anche il capo di Stato maggiore delle Forze armate, il generale Seyed Abdolrahim Mousavi, il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, il presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf e il presidente Masoud Pezeshkian, atteso per il discorso ufficiale.
Le celebrazioni arrivano in una fase delicata sul piano interno. Il Paese è ancora segnato dalle proteste esplose a fine gennaio e represse con durezza. Le autorità attribuiscono i disordini a interferenze straniere e accusano in particolare Stati Uniti e Israele di aver alimentato tensioni e violenze.
Il 22 Bahman, data chiave nel calendario iraniano, ricorda la caduta dello Shah Mohammad Reza Pahlavi e l’ascesa della Repubblica islamica guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini. Khomeini rientrò in Iran il 1 febbraio 1979 dopo l’esilio, mentre il sistema politico era già in crisi profonda e le piazze ribollivano.
L’11 febbraio 1979 l’esercito annunciò la propria neutralità, smettendo di sostenere il regime monarchico. Da quel momento la rivoluzione è diventata uno dei pilastri dell’identità dello Stato iraniano, celebrata ogni anno con marce di massa, simboli religiosi e messaggi rivolti anche oltre i confini nazionali.