Trapianto di cuore a Napoli, organo danneggiato durante il trasporto per bimbo di due anni
Bimbo di due anni in terapia intensiva dopo un trapianto di cuore con un organo arrivato danneggiato durante il trasporto. Due medici sospesi, indagano le procure di Napoli e Bolzano. La madre chiede solo che il figlio venga salvato.
Un intervento delicatissimo, poi il peggioramento e il ricovero in terapia intensiva. Un bambino di due anni e mezzo è in condizioni gravissime all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto un cuore ritenuto compromesso già prima dell’impianto. L’organo era arrivato dalla provincia di Bolzano per un trapianto urgente.
Secondo quanto segnalato dalla famiglia, il cuore sarebbe stato “bruciato” dal ghiaccio secco usato durante il trasporto, anziché dal ghiaccio tradizionale. Un errore che ora è al centro di accertamenti giudiziari e sanitari. La direzione dell’ospedale ha disposto la sospensione cautelare di due chirurghi dell’équipe trapianti, in attesa di chiarire la sequenza dei fatti.
Leggi anche: Vai piano! A Napoli bimbo di cinque anni guida il motoscafo
L’operazione sarebbe andata avanti nonostante le condizioni dell’organo. A sollevare dubbi è il legale dei genitori, l’avvocato Francesco Petruzzi. Ai familiari sarebbe stato comunicato che il nuovo cuore era stato impiantato, pur in presenza di criticità. Resta da capire perché si sia deciso di proseguire, anche alla luce del fatto che il cuore del piccolo era già stato rimosso.
Intanto il bambino è collegato da circa 50 giorni a un macchinario che ne sostiene le funzioni vitali. Una situazione che mette sotto pressione anche gli altri organi. L’obiettivo indicato dalla famiglia è uno solo: trovare al più presto un altro cuore compatibile per tentare un nuovo trapianto.
Sulla vicenda lavorano la Procura di Napoli e quella di Bolzano, dove l’organo era stato prelevato, insieme a un audit interno avviato dalla struttura sanitaria. Gli inquirenti dovranno ricostruire le fasi del prelievo, del trasporto e della gestione in sala operatoria.
Accanto al letto del figlio c’è la madre, che parla di dolore ma evita accuse in questa fase. Dice di voler pensare solo alla sopravvivenza del bambino e ringrazia il personale che lo assiste giorno e notte. La richiesta di chiarimenti resta, ma viene rimandata a quando l’emergenza sarà superata.