Vertice Trump Netanyahu alla Casa Bianca, focus su Iran e opzioni militari

Vertice alla Casa Bianca tra Trump e Netanyahu: focus su Iran, negoziati nucleari e possibili scenari militari. Israele chiede garanzie su missili e sicurezza, mentre Washington valuta pressioni alternative su Teheran.

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Benjamin Netanyahu torna alla Casa Bianca per un nuovo colloquio diretto con Donald Trump. L’incontro è fissato alle 11 ora locale, le 17 in Italia, e non prevede dichiarazioni ufficiali. Al centro c’è l’Iran, con l’ipotesi di azioni militari se i negoziati tra Washington e Teheran non dovessero portare risultati.

La visita è stata anticipata rispetto ai piani iniziali. Una scelta che riflette i timori israeliani sull’andamento dei colloqui avviati tra Stati Uniti e Iran. Resta invece confermato il viaggio già programmato di Netanyahu negli Usa dal 18 al 22 febbraio, con la partecipazione a un incontro del Consiglio per la Pace e a un evento dell’Aipac.

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La crisi tra Iran e Stati Uniti si muove tra aperture riservate e toni durissimi in pubblico, mentre Washington valuta sanzioni, cyberazioni e possibili interventi militari.

Il premier israeliano intende presentare a Trump nuove informazioni di intelligence sulle capacità militari iraniane. Secondo valutazioni israeliane, Teheran starebbe ricostituendo le scorte di missili balistici e potrebbe arrivare in breve tempo a disporre di 1.800–2.000 ordigni di questo tipo. Israele vuole mantenere piena libertà d’azione anche in presenza di un eventuale accordo.

Per il governo israeliano, un’intesa con l’Iran deve impedire non solo qualsiasi passo verso il riarmo nucleare e l’arricchimento dell’uranio, ma anche limitare i vettori balistici e fermare il sostegno iraniano a gruppi armati nella regione. Prima della partenza, Netanyahu ha indicato come prioritari anche Gaza e il quadro regionale.

Trump ha ribadito una linea dura: l’Iran non dovrà avere né armi nucleari né missili. Il presidente americano ha parlato della possibilità di rafforzare la presenza navale Usa in Medio Oriente, con una seconda portaerei pronta a muoversi. Ha però aggiunto di attendersi un nuovo round di colloqui già la prossima settimana, dicendosi convinto che Teheran sia sotto pressione e più disponibile a trattare.

Tra le opzioni analizzate a Washington ci sarebbe stato anche il sequestro di petroliere iraniane. L’ipotesi, però, è stata accantonata per il rischio di ritorsioni e per l’impatto sui mercati energetici. Una risposta di Teheran potrebbe colpire il traffico nello stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale.

Dal fronte iraniano arrivano messaggi chiari. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baqaei, ha sostenuto che gli Stati Uniti devono agire senza pressioni esterne, in particolare israeliane. I colloqui indiretti svolti in Oman sono stati descritti come positivi da entrambe le parti.

Teheran ha segnalato possibili aperture sulle scorte di uranio arricchito, ma esclude discussioni sul programma missilistico e sul sostegno alle milizie regionali. In Parlamento si è tenuta una riunione a porte chiuse con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il capo di stato maggiore Abdolrahim Mousavi. Il messaggio emerso parla di negoziati solo da una posizione di forza e difesa del programma nucleare, indicato come linea rossa.