Epstein, i contatti russi, i viaggi a Mosca e il tentativo di arrivare a Putin

Nuovi file giudiziari americani mostrano legami fitti tra Jeffrey Epstein e ambienti russi: viaggi, mail, intermediari e tentativi di contatto con il Cremlino emergono accanto alla rete di reclutamento di ragazze dell’Est Europa.

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Dai documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia statunitense affiora un capitolo poco esplorato dei rapporti tra Jeffrey Epstein e la Russia. In migliaia di file compaiono riferimenti a Mosca, a funzionari vicini agli apparati statali e al nome di Vladimir Putin, citato ripetutamente nelle comunicazioni sequestrate.

Una fotografia lo ritrae nel 1998 a Sarov, ex città chiusa dell’era sovietica. Anni dopo, tra il 22 e il 24 novembre 2002, volò con Ghislaine Maxwell sul suo jet privato prima a Mosca, poi a San Pietroburgo, proseguendo verso l’Irlanda. Nel 2018 chiese un visto russo, che nel marzo 2019 tentò di trasferire su un nuovo passaporto.

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Tra i suoi riferimenti figura Sergey Belyakov, legato all’organizzazione del Forum economico di San Pietroburgo e in seguito al fondo russo per gli investimenti diretti. Nelle mail Epstein lo definisce un “grande amico” e si dice pronto a metterlo in contatto con investitori occidentali.

Nei file emergono anche scambi che riguardano l’oligarca Oleg Deripaska. Dopo le sanzioni statunitensi del 2018, Epstein avrebbe favorito un contatto tra lui e l’investitore Jide Zeitlin, informandone poi Steve Bannon. Le comunicazioni mostrano un ruolo di snodo tra finanza americana e ambienti russi.

Il reclutamento di ragazze dall’Europa orientale resta centrale. I documenti citano regioni russe come Samara, Saratov, Nizhny Novgorod, Omsk e Chelyabinsk. In una mail del 2013 a Steve Tisch, Epstein parla di giovani ucraine e russe e scrive di cercare di convincerne una a non tornare nel suo Paese.

In diverse email insiste sulla volontà di incontrare Putin in modo riservato. Sostiene di aver rifiutato un possibile incontro a margine del Forum di San Pietroburgo nel 2013 perché non garantiva tempo e privacy. Un rapporto Fbi del 2017 cita una fonte secondo cui sarebbe stato usato per gestire fondi neri russi all’estero.

Tra i diplomatici, spunta Vitaly Churkin, rappresentante russo all’Onu fino al 2017. Frequentava Epstein, che avrebbe aiutato il figlio a trovare lavoro in una società di gestione patrimoniale a New York. Le mail tra i due hanno tono confidenziale e vanno oltre i canali ufficiali.

Un altro nome è quello del politico norvegese Thorbjørn Jagland, allora al Consiglio d’Europa. Epstein gli scrive di voler arrivare al ministro Sergei Lavrov e suggerisce che informazioni possano passare tramite lui, citando ancora Churkin. Jagland risponde che avrebbe inoltrato il messaggio.

Compare anche Maria Drokova, ex portavoce del movimento giovanile filocrem­lino Nashi. Nel 2017 propone a Epstein iniziative per rafforzarne l’immagine pubblica, dalla produzione di un film a un premio a suo nome. Due anni dopo, lui le chiede fotografie intime.

Tra i contatti indiretti figurano anche figure accademiche e imprenditori occidentali coinvolti in scambi su possibili incontri con leader russi. In questo quadro, i documenti delineano una rete trasversale che unisce affari, politica e relazioni personali attorno alla figura di Epstein.