Assalto al portavalori nel Salento, carabinieri sotto il fuoco dei Kalashnikov
Una banda armata ha assaltato un portavalori sulla statale Brindisi-Lecce. Durante la fuga i rapinatori hanno sparato contro i carabinieri. I militari raccontano inseguimento, colpi d’arma da fuoco e lo stop per proteggere i civili.
Lunedì mattina la statale che collega Brindisi a Lecce si è trasformata nello scenario di un assalto armato a un portavalori. Un gruppo di rapinatori, dotato di fucili d’assalto ed esplosivo, ha messo a segno il colpo e si è dato alla fuga, dando origine a un inseguimento ad altissima tensione.
Tra i primi a intervenire c’era il brigadiere Luca Petruzzo, in servizio a Cellino San Marco. Con un collega ha intercettato l’auto dei fuggitivi e ha tentato di fermarla. La risposta è stata immediata: i rapinatori hanno aperto il fuoco contro la pattuglia mentre i mezzi correvano a velocità sostenuta.
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Una pattuglia dei carabinieri è finita sotto il fuoco durante l’assalto a un portavalori sulla superstrada Lecce-Brindisi.
«Viaggiavamo fortissimo quando hanno iniziato a sparare», ha raccontato Petruzzo. Il primo proiettile non ha colpito il bersaglio, il secondo ha invece centrato il parabrezza dell’auto dei carabinieri. Nonostante questo, l’inseguimento è continuato per diversi chilometri.
La corsa si è interrotta all’ingresso di un centro abitato. In strada c’erano bambini e gruppi scolastici. A quel punto i militari hanno scelto di fermarsi per evitare conseguenze per chi si trovava nelle vicinanze. «Credo che quei colpi fossero per uccidere», ha detto Petruzzo, precisando però che «non ci sentiamo eroi, facciamo il nostro lavoro».
Determinante anche l’azione del vicebrigadiere Giuseppe Conte, del Nucleo operativo radiomobile di Brindisi. Pur essendo libero dal servizio, si trovava casualmente sulla stessa arteria nel momento dell’assalto. Ha subito dato l’allarme e si è messo all’inseguimento con la propria auto, restando in contatto con la centrale.
Prima di tutto ha cercato di allontanare le persone presenti sulla strada, poi ha seguito i rapinatori per circa quindici chilometri. Durante la fuga la sua vettura è stata speronata due volte da un’altra auto, ritenuta un mezzo di appoggio della banda.
Per Conte quanto accaduto dimostra la natura del lavoro svolto: «È un’azione che funziona solo se c’è coordinamento e spirito di squadra», ha spiegato al termine dell’operazione.