Ue contro Meta per il controllo dell'AI su WhatsApp, nuova sfida antitrust
La Commissione europea accusa Meta di aver chiuso WhatsApp agli assistenti di intelligenza artificiale concorrenti. Bruxelles parla di abuso di posizione dominante e valuta misure urgenti, mentre il gruppo americano respinge ogni addebito.
Un nuovo fronte si apre nello scontro tra Bruxelles e Meta. La Commissione europea ha notificato al gruppo statunitense una comunicazione di addebiti per presunte violazioni delle norme antitrust legate all’uso di WhatsApp e alla distribuzione degli assistenti di intelligenza artificiale.
Secondo l’esecutivo Ue, Meta avrebbe sfruttato il proprio peso nel mercato delle app di messaggistica per ostacolare l’accesso di assistenti AI sviluppati da terzi. Una scelta che, a giudizio preliminare della Commissione, rischia di bloccare l’ingresso di nuovi operatori o di limitarne la crescita nello Spazio economico europeo.
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Il nodo centrale riguarda le modifiche introdotte il 15 ottobre scorso alle condizioni di WhatsApp Business Solution. Con quell’aggiornamento, Meta ha di fatto escluso gli assistenti AI generici esterni dalla piattaforma. Dal 15 gennaio, su WhatsApp è rimasto disponibile solo Meta AI, lo strumento proprietario del gruppo.
Per Bruxelles, questa chiusura rappresenta un potenziale abuso di posizione dominante. WhatsApp viene considerata un canale decisivo per raggiungere i consumatori, soprattutto in un settore emergente come quello degli assistenti di intelligenza artificiale. Limitare l’accesso, sostiene la Commissione, può creare barriere difficili da superare, penalizzando in modo permanente i concorrenti più piccoli.
L’indagine formale è partita a dicembre. Ora la Commissione valuta l’adozione di misure provvisorie, ritenute necessarie per evitare danni definiti gravi e irreparabili alla concorrenza. L’intervento resta subordinato alla risposta che Meta potrà fornire nei prossimi passaggi procedurali.
La comunicazione degli addebiti riguarda l’intero Spazio economico europeo, con l’eccezione dell’Italia. Nel nostro Paese, infatti, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato è già intervenuta il mese precedente sullo stesso tema.
La replica di Meta è netta. L’azienda sostiene che le accuse si basino su presupposti errati e contesta l’idea che le Api di WhatsApp Business rappresentino un canale indispensabile per la diffusione dei chatbot. Secondo il gruppo, gli utenti europei possono accedere a numerose soluzioni di intelligenza artificiale tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e accordi industriali.
Il confronto di questi giorni si inserisce in una relazione complessa e ormai di lunga durata tra Meta e le istituzioni europee. Solo pochi mesi fa, a metà settembre, la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva accolto i ricorsi di Meta e TikTok su un altro fronte, quello dei contributi di supervisione previsti dal Digital Services Act.
In quella sentenza, i giudici hanno rilevato che la Commissione non aveva definito in modo sufficientemente chiaro la metodologia per calcolare il numero di utenti attivi mensili, parametro decisivo per stabilire l’ammontare delle tariffe dovute dalle big tech. Alla Commissione è stato concesso un anno per correggere il metodo, senza però annullare gli effetti già prodotti.
Nel 2024, l’Unione europea aveva incassato 58 milioni di euro in contributi di supervisione. Le somme versate da Meta e TikTok non saranno restituite, ma il confronto sull’interpretazione della sentenza resta aperto. Meta parla di metodo ingiusto, mentre Bruxelles rivendica la solidità dei propri calcoli.
Ancora prima, ad aprile 2025, la Commissione aveva contestato a Meta una violazione del Digital Markets Act, insieme ad Apple. In quel caso, la sanzione per Meta è stata di 200 milioni di euro e ha riguardato la gestione dei dati personali degli utenti.
Al centro della contestazione c’era il modello “pay or consent”, che offriva agli utenti una scelta tra l’abbonamento a pagamento senza pubblicità e il consenso all’uso combinato dei dati per annunci personalizzati. Secondo Bruxelles, questa impostazione non garantiva una libertà di scelta reale.
La Commissione ha quindi imposto a Meta di introdurre una terza opzione gratuita con pubblicità meno personalizzata. Dopo il ricorso presentato dall’azienda a luglio 2025, il gruppo ha comunque adeguato il servizio: da gennaio 2026, gli utenti europei possono accedere a un modello con un uso ridotto dei dati comportamentali.
Nel frattempo, il nuovo procedimento su WhatsApp e sull’accesso agli assistenti AI aggiunge un ulteriore capitolo a una partita che continua a ridefinire i rapporti tra le big tech americane e le regole del mercato europeo.