Garlasco, il mistero dell'arma del delitto: cosa raccontano le ferite di Chiara Poggi

Diciotto anni dopo il delitto di Garlasco, il nodo dell’arma usata per uccidere Chiara Poggi resta irrisolto. Le ferite sul corpo della vittima tornano al centro dell’analisi medico-legale come unico elemento certo.

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A distanza di diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua a sollevare domande senza risposta. Tra le più delicate c’è quella sull’arma, o sulle armi, utilizzate per uccidere la giovane. Non sono mai state ritrovate né identificate con certezza, lasciando un vuoto che pesa ancora sulle ricostruzioni.

Il tema è tornato di attualità durante una puntata di «Quarta Repubblica», dove è intervenuto Vittorio Fineschi, direttore dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Roma. Il suo intervento ha riportato l’attenzione su un principio chiave dell’indagine scientifica: partire dalle lesioni per risalire al mezzo che le ha prodotte.

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Fineschi ha richiamato il metodo deduttivo applicato alla medicina legale, spiegando che l’analisi dei traumi consente di ricostruire caratteristiche e modalità dell’aggressione. Le ferite, secondo l’esperto, sono tracce che permettono di capire natura, forza e direzione dei colpi.

Nel corso degli anni le ipotesi sull’arma del delitto si sono susseguite senza mai trovare conferma. In un primo momento si parlò di un vaso, poi di un attizzatoio. Successivamente emerse l’ipotesi di una forbice da sarto, seguita da quella di un martello.

Più di recente è stata avanzata anche la possibilità dell’uso di una baby tonfa, un piccolo manganello impiegato in alcune discipline marziali. Oggetti diversi, per forma e funzione, che hanno però un elemento in comune: nessuno è mai stato recuperato.

L’assenza dell’arma ha complicato il lavoro investigativo e ha reso centrale lo studio delle ferite riportate da Chiara Poggi. Per gli esperti, restano l’unico punto fermo da cui tentare di ricostruire la dinamica dell’omicidio.

Secondo l’approccio illustrato da Fineschi, la morfologia dei traumi potrebbe fornire indicazioni non solo sul tipo di oggetto usato, ma anche sull’intensità e sulla ripetizione dei colpi. Un linguaggio silenzioso, quello delle lesioni, che continua a essere analizzato nella speranza di chiarire uno degli aspetti più oscuri del caso.