Treni sabotati tra Bologna e Adriatica: cavi tagliati, esplosivi e l'ombra della pista anarchica

Una serie di sabotaggi ha colpito la rete ferroviaria tra Emilia-Romagna e Marche, causando ritardi e disagi. Gli investigatori parlano di un’azione coordinata e guardano alla pista anarchica, con analogie già viste all’estero.

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La circolazione ferroviaria è finita nel caos dopo una serie di azioni mirate che hanno colpito punti chiave della rete. A Bologna alcuni cavi elettrici sono stati tranciati, bloccando i convogli sulla linea Adriatica. Nello stesso arco di tempo si sono registrati boati a Castel Maggiore e un incendio in una cabina tecnica a Pesaro.

Per ore i passeggeri sono rimasti fermi nelle stazioni, con ritardi accumulati e cancellazioni a catena. I tabelloni hanno segnato rosso fisso mentre i tecnici lavoravano per ripristinare i collegamenti. Gli accertamenti hanno escluso un guasto casuale: si tratta di atti volontari, eseguiti con precisione.

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Un incendio doloso con un innesco artigianale ha danneggiato i cavi ferroviari vicino alla stazione di Bologna, causando rallentamenti fino a 90 minuti su Alta Velocità, Intercity e Regionali.

Gli investigatori parlano di un sabotaggio senza rivendicazione, ma lo schema è considerato eloquente. L’attenzione si concentra sull’area anarchica insurrezionalista, già finita sotto osservazione per azioni simili. Colpire la rete ferroviaria significa fermare persone, merci e intere aree del Paese con strumenti semplici e tempi ridotti.

Secondo dati europei analizzati dagli inquirenti, l’Italia è il Paese più colpito da questo tipo di attacchi. Nel 2024 quasi tutti gli episodi anarchici registrati nell’Unione si sono verificati sul territorio nazionale. Numeri che rafforzano l’idea di una strategia ormai collaudata.

Il confronto con quanto accaduto in Francia durante le Olimpiadi del 2024 è diretto. Anche lì il bersaglio erano state le infrastrutture ferroviarie, considerate vulnerabili e difficili da presidiare in modo capillare. Lo stesso modello sembra riproporsi ora.

Proteggere oltre 17 mila chilometri di binari resta un obiettivo irraggiungibile. La videosorveglianza non copre tutti i tratti e le forze di sicurezza sono concentrate su altri eventi sensibili. Il risultato è una rete esposta, dove bastano pochi interventi mirati per creare un effetto domino su scala nazionale.